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Adriatico sotto osservazione: emergono tracce microbiologiche nelle acque tra Rimini e Riccione

18/04/2026

Adriatico sotto osservazione: emergono tracce microbiologiche nelle acque tra Rimini e Riccione

Un’analisi scientifica condotta lungo uno dei tratti più frequentati del litorale italiano restituisce un quadro articolato della qualità microbiologica delle acque marine. Un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Bologna ha applicato tecniche avanzate di metagenomica per esaminare campioni raccolti tra Rimini e Riccione, individuando la presenza di batteri patogeni, virus umani e geni associati alla resistenza agli antibiotici, in particolare nelle aree prossime agli sbocchi dei corsi d’acqua urbani.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, si inserisce in un filone sempre più rilevante per la gestione ambientale delle zone costiere, dove l’equilibrio tra attività umane e qualità degli ecosistemi risulta particolarmente delicato. Il tratto analizzato rappresenta infatti una delle aree a maggiore densità turistica del Mediterraneo, con una pressione stagionale che può superare le 800 mila presenze.

Foci fluviali urbane e qualità microbiologica: un equilibrio complesso

I campionamenti, effettuati nell’estate 2024, hanno riguardato le foci di tre corsi d’acqua a forte impatto urbano — Marecchia, Marano e Rio Melo — oltre a siti di controllo non influenzati da apporti fluviali. L’obiettivo era comprendere come le attività antropiche incidano sulla composizione microbiologica delle acque marine.

I risultati evidenziano una differenza netta tra le aree direttamente interessate dagli scarichi fluviali e quelle più distanti. In prossimità delle foci si osserva una “firma microbiologica” specifica, caratterizzata dalla presenza combinata di microrganismi e indicatori di rischio che variano da sito a sito. Tra i generi batterici identificati compaiono Vibrio, Enterococcus, Escherichia-Shigella e Streptococcus, mentre tra i virus sono state rilevate famiglie come Adenoviridae, Herpesviridae e Papillomaviridae.

Particolarmente significativo il caso del fiume Marecchia, che attraversa un’area ampia e complessa dal punto di vista industriale e insediativo, mostrando un profilo microbiologico più articolato rispetto agli altri corsi d’acqua. Le foci del Marano e del Rio Melo presentano invece livelli di impatto più contenuti, coerenti con una minore incidenza storica di limitazioni alla balneazione.

Metagenomica e approccio One Health: nuove prospettive per il monitoraggio

L’utilizzo della metagenomica consente di analizzare direttamente il DNA presente nei campioni ambientali, offrendo una visione estremamente dettagliata della comunità microbica senza la necessità di coltivare i microrganismi in laboratorio. Un approccio che si inserisce pienamente nella logica One Health, che mette in relazione salute umana, animale e ambientale.

I ricercatori sottolineano come questa metodologia permetta di individuare segnali precoci di potenziale rischio, pur senza indicare necessariamente un pericolo immediato per la popolazione. La presenza di materiale genetico virale, ad esempio, non implica automaticamente che i virus siano vitali o in grado di infettare. Resta però un indicatore utile per comprendere le dinamiche di contaminazione e orientare le strategie di prevenzione.

Un elemento di particolare rilievo riguarda la resistenza agli antibiotici. Nei campioni analizzati sono stati individuati 99 geni associati a undici classi di antibiotici, molte delle quali considerate essenziali per la medicina umana. Secondo gli studiosi, tali tracce potrebbero derivare non soltanto da contesti sanitari, ma anche da attività agricole e zootecniche, confermando la natura diffusa del fenomeno.

Le evidenze raccolte suggeriscono la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio ambientale, soprattutto in contesti caratterizzati da elevata urbanizzazione e forte afflusso turistico. L’integrazione di tecnologie genomiche nei programmi di controllo potrebbe offrire strumenti più sensibili e tempestivi per garantire la qualità delle acque di balneazione e tutelare la salute pubblica.

Lo studio, sviluppato nell’ambito del programma internazionale di dottorato FishMed-PhD, ha coinvolto ricercatori dell’Alma Mater insieme alla Fondazione Cetacea Onlus e all’Università Politecnica delle Marche, contribuendo a delineare un quadro aggiornato e scientificamente solido su una questione che riguarda da vicino territori ad alta vocazione turistica.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to