Bologna, al DISTAL wildflower strip monitorata con sensore 3Bee
27/05/2026
Una fascia di fiori selvatici coltivata negli spazi del DISTAL di Bologna è diventata un micro-ecosistema osservato anche attraverso un sensore bioacustico IoT. Il progetto, ideato e coordinato dal professor Stefano Benvenuti, porta avanti da diversi anni un’attività di rigenerazione ecologica su piccola scala basata sulle wildflower strips, strisce fiorite pensate per restituire biodiversità a porzioni limitate di terreno.
Fiori selvatici per ricostruire un equilibrio ecologico
L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: ricreare, in forma ridotta, alcune condizioni proprie di un ecosistema sano, intervenendo su aree segnate dall’impoverimento ecologico prodotto dall’antropizzazione. Le strisce fiorite vengono realizzate attraverso la raccolta e la propagazione di semi di antiche infestanti, specie sopravvissute in piccole oasi agro-ecologiche collocate in zone marginali.
Nel corso del tempo, questa attività ha favorito il ritorno di piante un tempo comuni nei paesaggi rurali e oggi divenute rare. Tra le specie osservate figurano il Gittaione (Agrostemma githago), il Fiordaliso (Centaurea cyanus), il Crisantemo selvatico (Glebionis coronarium), la Damigella (Nigella damascena), la Speronella (Consolida ajacis) e il Papavero comune (Papaver rhoeas).
La fioritura ha richiamato una comunità variegata di insetti, trasformando la fascia in un laboratorio naturale a cielo aperto. Nei pressi della wildflower strip sono stati osservati api solitarie e domestiche, bombi, lepidotteri, sirfidi, coleotteri e ortotteri. La presenza dei sirfidi assume un interesse agronomico particolare, poiché le loro larve predano diversi insetti dannosi per le colture.
Insetti, predatori e dinamiche di colonizzazione
Tra gli organismi arrivati nella fascia fiorita sono stati rilevati anche predatori specializzati, come il ragno granchio, capace di appostarsi sui petali e catturare gli impollinatori durante la visita ai fiori. Le osservazioni condotte negli spazi universitari hanno confermato che la ricreazione delle condizioni ecologiche di partenza può attivare dinamiche spontanee di colonizzazione e autoregolazione.
Il progetto mostra così come anche interventi contenuti, se fondati su criteri ecologici, possano contribuire a ricostruire relazioni tra piante, insetti impollinatori e predatori. La wildflower strip non è soltanto un elemento paesaggistico: diventa uno strumento di studio, conservazione e divulgazione, in grado di rendere visibili processi biologici spesso difficili da osservare negli ambienti urbani o semi-urbani.
Dal 2026 il monitoraggio con tecnologia Spectrum
La novità introdotta nel 2026 riguarda il monitoraggio continuo della biodiversità. Nell’ambito del lavoro di tesi di Lorenzo Bignardi, studente del DISTAL seguito dal professor Benvenuti, accanto alla fascia fiorita è stato installato Spectrum, un sensore bioacustico IoT sviluppato da 3Bee, azienda italiana specializzata in tecnologie per il monitoraggio e la tutela della biodiversità.
Il dispositivo rileva in modo non invasivo l’attività, l’abbondanza e la diversità degli impollinatori selvatici che frequentano la wildflower strip. Ai rilievi sul campo si affianca così un protocollo capace di produrre dati nel tempo, offrendo un quadro quantitativo sull’evoluzione del micro-ecosistema ricostruito.
La fascia fiorita, che raggiunge il massimo della fioritura e dell’impatto estetico nel mese di maggio, è visitabile presso la sede del DISTAL. Accanto all’area è presente anche un cartello informativo dedicato alla tecnologia Spectrum e al suo impiego nel monitoraggio degli impollinatori.
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