Rabdomiosarcoma, a Bologna la Pet può evitare il prelievo di midollo
04/09/2026
Per verificare la presenza di metastasi nel midollo osseo nei bambini e negli adolescenti affetti da rabdomiosarcoma potrebbe bastare una Pet, evitando in molti casi il prelievo bilaterale di midollo osseo. È il risultato di uno studio internazionale coordinato con il contributo dell’Irccs Sant’Orsola di Bologna, che ha confrontato i due strumenti diagnostici su 423 giovani pazienti seguiti in centri europei e nordamericani.
Lo studio su 423 pazienti e l’accuratezza della Pet
La ricerca, che ha come primo firmatario Federico Mercolini, medico dell’Oncoematologia pediatrica del Sant’Orsola diretta da Arcangelo Prete, è stata pubblicata sul Journal of Clinical Oncology. Si tratta del primo studio internazionale di questo tipo dedicato alla valutazione dell’affidabilità della Pet nell’individuazione dell’interessamento del midollo osseo nei pazienti con rabdomiosarcoma.
I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente i dati clinici di 423 ragazze e ragazzi, confrontando i risultati della Pet con quelli ottenuti attraverso il prelievo bilaterale di midollo osseo, procedura utilizzata fino a oggi come riferimento per la stadiazione della malattia.
I dati hanno mostrato una sensibilità della Pet pari al 98%. Soltanto in un caso il prelievo di midollo ha rilevato metastasi che non erano state individuate dall’esame di medicina nucleare. Un risultato che apre la possibilità di modificare il percorso diagnostico, riducendo il ricorso a una procedura che richiede anestesia o sedazione ed è associata a dolore, disagio e possibili complicanze.
Il nuovo protocollo al Sant’Orsola di Bologna
L’Oncoematologia pediatrica dell’Irccs Sant’Orsola prevede ora di introdurre questa modalità nella pratica clinica, in accordo con i centri della Rete europea dei sarcomi delle parti molli di cui fa parte. La Pet entrerà quindi nel protocollo di trattamento dei pazienti con rabdomiosarcoma, con l’obiettivo di evitare il prelievo quando le immagini non mostrano segni di coinvolgimento del midollo.
Secondo Mercolini, quando la Pet risulta negativa il prelievo potrebbe essere escluso senza ridurre l’accuratezza della stadiazione. Nei casi in cui emergano aree sospette, il percorso diagnostico può invece proseguire con una risonanza magnetica e, quando necessario, con una biopsia mirata.
Al Sant’Orsola vengono diagnosticati ogni anno circa 4 o 5 casi di rabdomiosarcoma, a fronte di circa 80 diagnosi annue in Italia. L’impatto della nuova procedura riguarda soprattutto i pazienti più piccoli, per i quali evitare un esame invasivo può alleggerire in modo concreto il percorso di cura.
Rabdomiosarcoma, un tumore raro dell’età pediatrica
Il rabdomiosarcoma è un tumore maligno dei tessuti molli che interessa soprattutto bambini e adolescenti. Ha origine da cellule immature coinvolte nella formazione del tessuto muscolare e può svilupparsi in diverse aree del corpo. Tra le sedi più frequenti figurano testa e collo, arti, apparato uro-genitale, torace e addome.
Nella maggior parte dei pazienti non viene identificata una causa precisa. In una quota limitata di casi, alcune rare condizioni genetiche ereditarie possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Proprio per la complessità del trattamento, la definizione accurata dello stadio del tumore rappresenta un passaggio decisivo nella scelta delle terapie.
I numeri dell’Oncoematologia pediatrica
L’Oncoematologia pediatrica dell’Irccs Sant’Orsola di Bologna è centro di riferimento nazionale per il trapianto di cellule staminali emopoietiche e rappresenta la maggiore struttura regionale dedicata a queste patologie. Complessivamente sono stati effettuati 846 trapianti in 747 bambini e adolescenti.
Ogni anno il reparto eroga circa 8mila prestazioni e registra circa 600 ricoveri, con una media di 80 nuove diagnosi. Attualmente vengono seguiti oltre 100 pazienti con leucemia, circa 130 con tumori del sistema nervoso centrale e 40 con sarcomi ossei e dei tessuti molli.
Articolo Precedente
Bologna, settembre di scienza aspettando la Notte dei Ricercatori
Articolo Successivo
Bologna, 25 alloggi per lavoratori con “Una casa per il lavoro”
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to