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Bologna inserisce il dialetto tra i valori da tutelare: via libera unanime in Consiglio comunale

14/04/2026

Bologna inserisce il dialetto tra i valori da tutelare: via libera unanime in Consiglio comunale

La seduta odierna del Consiglio comunale di Bologna ha consegnato un segnale politico nitido, condiviso da tutte le forze presenti in aula: il riconoscimento dell’identità culturale cittadina, delle tradizioni storiche e del dialetto bolognese entra al centro di una proposta di aggiornamento dello statuto comunale. L’ordine del giorno approvato all’unanimità riguarda infatti l’integrazione dell’articolo 2, uno dei passaggi che definiscono i principi ispiratori dell’ente, e afferma con chiarezza la volontà di attribuire maggiore rilievo a un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva della città.

Il documento, presentato con prima firma dal consigliere Marco Piazza del Partito democratico e sottoscritto da numerose consigliere e consiglieri dello stesso gruppo, si muove su un terreno che va oltre il richiamo simbolico. Quando un’amministrazione sceglie di nominare in modo esplicito la propria identità culturale all’interno dello statuto, compie un gesto che ha un peso politico, istituzionale e civile: riconosce che una comunità si tiene insieme anche attraverso la lingua, i riferimenti condivisi, le consuetudini sedimentate nel tempo, i modi di raccontarsi e di stare nello spazio pubblico.

Un passaggio istituzionale che parla di identità e memoria

La proposta approvata dal Consiglio comunale si concentra su tre elementi che, nel caso di Bologna, hanno un legame profondo e difficilmente separabile: l’identità culturale cittadina, le tradizioni storiche e il dialetto. È una triade che restituisce l’immagine di una città consapevole della propria stratificazione, capace di leggere il passato senza ridurlo a cornice folkloristica. Il dialetto bolognese, in questa prospettiva, non viene trattato come una curiosità linguistica relegata alla sfera privata o nostalgica; viene riconosciuto come parte di un’eredità viva, che ha contribuito a definire il carattere urbano, i rapporti sociali, il senso dell’appartenenza.

In un tempo in cui molte identità locali rischiano di appiattirsi sotto il peso di linguaggi standardizzati e codici sempre più uniformi, la decisione del Consiglio assume un valore preciso. Difendere una tradizione non significa opporsi al presente, ma offrire al presente strumenti più ricchi per comprendersi. Una città che custodisce il proprio lessico, i propri modi di dire, la propria memoria civica, rafforza anche la capacità di trasmettere quei tratti alle nuove generazioni, evitando che il patrimonio immateriale venga disperso o confinato in una dimensione puramente celebrativa.

Il significato politico di un voto unanime

L’unanimità con cui l’ordine del giorno è stato approvato merita attenzione. In una stagione pubblica spesso segnata da divisioni aspre anche su temi di principio, il fatto che il Consiglio comunale abbia trovato una convergenza piena su questo punto restituisce l’idea di una materia percepita come patrimonio comune, non come bandiera di parte. Il consenso trasversale rafforza il messaggio dell’atto e ne amplia la portata: la valorizzazione dell’identità bolognese viene assunta come interesse generale della città.

Il testo porta la prima firma di Marco Piazza ed è stato sottoscritto da Rita Monticelli, Giorgia De Giacomi, Antonella Di Pietro, Loretta Bittini, Franco Cima, Maurizio Gaigher, Vincenzo Naldi, Roberto Iovine, Roberto Fattori, Claudio Mazzanti, Isabella Angiuli e Giulia Bernagozzi, tutti del Partito democratico. La cornice politica del documento è dunque definita, ma il voto unanime ne amplia il significato istituzionale e lo colloca in una dimensione più larga, che riguarda l’intera comunità cittadina.

Resta ora il valore concreto di questo indirizzo: trasformare il riconoscimento formale in un lavoro coerente di promozione culturale, tutela linguistica e iniziative pubbliche capaci di rendere il dialetto bolognese e le tradizioni storiche parte visibile della vita civica. È in quel passaggio, tra principio e applicazione, che si misurerà la capacità del Comune di dare profondità a una scelta che oggi, in aula, ha raccolto un consenso pieno e significativo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to