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Università di Bologna: storia dell'ateneo più antico

05/09/2026

Università di Bologna: storia dell'ateneo più antico

L'Università di Bologna porta con sé un primato che poche istituzioni al mondo possono vantare con altrettanta continuità documentata: quella di essere il primo ateneo del mondo occidentale, fondato — secondo la datazione convenzionale accettata dagli storici — nel 1088, quando a Bologna si consolidò una scuola di diritto capace di attrarre studenti da ogni angolo d'Europa, strutturandosi progressivamente in forme che anticiparono ciò che oggi riconosciamo come università. La storia dell'Università di Bologna non è la storia di un edificio o di un decreto fondativo, ma quella di un processo lento, stratificato, che affonda le radici nell'alto medioevo e si prolunga, con trasformazioni radicali, fino al presente.

Comprendere la vicenda di questo ateneo significa fare i conti con una continuità istituzionale eccezionale e, al tempo stesso, con discontinuità profonde nei modi di intendere il sapere, la sua trasmissione, il rapporto tra studenti e maestri. Bologna non nacque come le università create per decreto imperiale o pontificio nel XIII e XIV secolo: emerse da una pratica, da una domanda concreta di formazione giuridica in un contesto politico — quello dei comuni italiani e delle dispute tra papato e impero — in cui il diritto era strumento di potere e di legittimazione. Irnerio, il glossatore che per primo sistematizzò l'insegnamento del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, è la figura simbolo di questa origine, anche se la sua rilevanza storica ha conosciuto revisioni significative nel corso del Novecento.

Quello che si può affermare con sicurezza, sulla base delle fonti documentarie disponibili, è che l'Università di Bologna ha attraversato quasi dieci secoli di storia europea lasciando tracce indelebili: nella formazione del diritto comune europeo, nella tradizione medica che si sviluppò parallelamente a quella giuridica, nel contributo alle scienze naturali tra Sei e Settecento, fino alla partecipazione attiva ai processi di riforma che hanno ridisegnato l'istruzione superiore europea tra la fine del Novecento e i primi decenni del Duemila.

Le origini medievali e la formazione dello Studium generale

La fondazione dello Studium bolognese si colloca in un contesto di rinascita culturale e urbana che caratterizza l'Italia centro-settentrionale tra l'XI e il XII secolo: le città crescono, i commerci si intensificano, la domanda di competenze giuridiche aumenta in proporzione alla complessità delle dispute tra enti ecclesiastici, comuni, signorie e autorità imperiale. A Bologna, la riscoperta e lo studio sistematico del Corpus Iuris Civilis — il grande monumento legislativo del tardo impero romano — rispondeva a esigenze concrete, non a impulsi puramente speculativi. Irnerio e i suoi successori, i cosiddetti glossatori, lavorarono per rendere il testo giustinianeo accessibile e applicabile, ricoprendolo di glosse marginali e interlineari che costituirono la base di una vera e propria scienza giuridica.

La struttura istituzionale che prese forma a Bologna fu peculiare rispetto a quella di altri atenei medievali: fu una universitas scholarium, cioè un'associazione di studenti che organizzava autonomamente la propria formazione, stipulava contratti con i maestri e deteneva un potere reale sulla vita accademica. Gli studenti, spesso adulti provenienti da famiglie abbienti e già inseriti in carriere ecclesiastiche o civili, si raggruppavano in nationes secondo la propria provenienza geografica; questa organizzazione garantiva tutela reciproca in una città in cui erano ospiti stranieri, privi delle protezioni giuridiche riservate ai cittadini bolognesi. Il riconoscimento imperiale arrivò con la Constitutio Habita di Federico Barbarossa nel 1158, che accordò agli scolari protezioni specifiche: un atto che sancì ufficialmente la rilevanza politica dello Studium.

Lo sviluppo della medicina e delle scienze naturali tra Medioevo e Rinascimento

Accanto alla tradizione giuridica, che rimase il cuore dell'Università di Bologna per diversi secoli, si sviluppò progressivamente un insegnamento medico che avrebbe raggiunto livelli di eccellenza riconosciuti in tutta Europa; la medicina bolognese medievale si distingueva per l'attenzione all'anatomia umana, praticata attraverso le sectiones cadaveriche in un'epoca in cui la dissezione era ancora oggetto di controversie teologiche e normative. Mondino de' Liuzzi, vissuto tra XIII e XIV secolo, redasse un trattato anatomico — l'Anathomia — che rimase testo di riferimento per quasi due secoli, testimonianza di un approccio empirico che anticipava, almeno in parte, la svolta vesaliana del Cinquecento.

Nel corso del Rinascimento e poi del Seicento, l'ateneo bolognese ospitò figure di primo piano nella storia delle scienze: Ulisse Aldrovandi, che costruì a Bologna uno dei primi musei naturalistici d'Europa e fondò l'orto botanico universitario nel 1568; Marcello Malpighi, che attraverso l'uso del microscopio aprì la strada all'anatomia microscopica; Galeazzo Caratteri e altri studiosi che contribuirono alla formazione di una tradizione scientifica capace di dialogare con i centri del sapere europeo, da Padova a Leida, da Parigi a Oxford. L'Istituto delle Scienze, fondato da Luigi Ferdinando Marsili nei primi decenni del Settecento con il sostegno della famiglia Aldrovandi, rappresentò il tentativo più ambizioso di istituzionalizzare la ricerca sperimentale all'interno dell'ateneo, con laboratori, strumenti, collezioni e un programma esplicito di superamento della scolastica aristotelica.

Le trasformazioni istituzionali tra età napoleonica e Unità d'Italia

Il passaggio dall'antico regime all'età contemporanea segnò per l'Università di Bologna una crisi profonda e una rifondazione: l'occupazione napoleonica portò con sé una riorganizzazione degli studi secondo i modelli francesi, con la riduzione delle facoltà, la laicizzazione del corpo docente e l'introduzione di criteri di utilità pubblica nella definizione dei curricula. Dopo la Restaurazione, lo Stato pontificio — che aveva riassunto il controllo su Bologna — cercò di riportare l'ateneo entro quadri tradizionali, ma il processo era ormai irreversibile; la presenza di professori formatisi durante il periodo napoleonico, la circolazione di idee liberali e poi risorgimentali tra gli studenti, la partecipazione di docenti e allievi ai moti del 1831 e del 1848, configurarono l'università come un luogo di tensione politica oltre che di formazione intellettuale.

Con l'Unità d'Italia e l'annessione di Bologna al regno sabaudo nel 1860, l'ateneo si trovò a dover ridefinire il proprio ruolo all'interno di un sistema universitario nazionale ancora in costruzione; la legge Casati del 1859, estesa progressivamente all'intero territorio italiano, impose una struttura centralizzata che riduceva l'autonomia degli atenei ma garantiva standard omogenei di accesso e di riconoscimento dei titoli. Per Bologna, questo significò un'integrazione nel sistema nazionale che comportò vantaggi — maggiori risorse, riconoscimento formale del suo primato storico — ma anche una perdita di quella peculiarità istituzionale che aveva caratterizzato i secoli precedenti.

Il Novecento: fascismo, ricostruzione e riforme del sistema accademico

Il periodo fascista incise sull'Università di Bologna con particolare brutalità: le leggi razziali del 1938 colpirono docenti e studenti di origine ebraica, espellendo dall'ateneo figure di rilevanza scientifica e provocando una perdita di competenze difficilmente quantificabile; tra i casi più noti, quello del matematico Beppo Levi, allontanato dall'insegnamento e costretto a emigrare in Argentina. La resistenza all'interno dell'università fu reale ma minoritaria; dopo la Liberazione, la ricostruzione dell'ateneo coincise con una difficile elaborazione del passato e con il tentativo di reintegrare chi era stato escluso, processo compiuto solo parzialmente e con ritardi significativi.

Gli anni Sessanta e Settanta videro Bologna — come gli altri grandi atenei italiani — attraversata dalle tensioni del movimento studentesco; l'Università di Bologna fu sede di scontri, occupazioni e dibattiti che ridisegnarono il rapporto tra istituzione accademica e società civile, contribuendo a quella pressione riformista che avrebbe poi portato, tra mille difficoltà, alla riforma degli ordinamenti didattici. La legge n. 168 del 1989 sull'autonomia universitaria e le riforme degli anni Novanta aprirono una fase nuova, in cui l'ateneo bolognese poté riacquisire spazi di autodeterminazione perduti dopo l'Unità.

Il Processo di Bologna e il ruolo dell'ateneo nella riforma europea dell'istruzione superiore

Nel 1999, nella sede storica dell'università, i ministri dell'istruzione di ventinove paesi europei firmarono la Dichiarazione di Bologna, avviando il processo che avrebbe portato alla creazione dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore: una riforma strutturale che ridisegnò i cicli di studio, introdusse il sistema dei crediti formativi universitari e favorì la mobilità studentesca e accademica su scala continentale. Il fatto che questo accordo storico portasse il nome di Bologna non era privo di significato simbolico — l'ateneo più antico del mondo occidentale come punto di riferimento per la costruzione di un sistema universitario europeo moderno — ma aveva anche una valenza pratica, essendo l'università bolognese tra le più attive nella promozione degli scambi internazionali e nella riflessione sulle politiche accademiche.

A quasi tre decenni dalla firma di quella dichiarazione, il bilancio del Processo di Bologna è oggetto di valutazioni articolate: la riforma ha effettivamente aumentato la mobilità e favorito il riconoscimento reciproco dei titoli, ma ha anche prodotto frammentazioni nei percorsi formativi, riduzione della profondità disciplinare in alcuni settori, e tensioni tra logiche di mercato e tradizione accademica che non si sono mai del tutto risolte. L'Università di Bologna, che nel 2026 si appresta a celebrare il traguardo dei 938 anni dalla datazione convenzionale della propria fondazione, porta con sé questa complessità: quella di un'istituzione che ha saputo rinnovarsi senza mai perdere del tutto il filo della propria storia, ma che deve continuamente fare i conti con le contraddizioni di un sistema dell'istruzione superiore in trasformazione profonda.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.