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Maxi truffa fotovoltaico, sequestrati 7,5 milioni in crypto a Bologna

30/04/2026

Maxi truffa fotovoltaico, sequestrati 7,5 milioni in crypto a Bologna

Oltre 7,5 milioni di dollari in criptovalute sono stati sequestrati nell’ambito dell’operazione “Cagliostro”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna. L’intervento, eseguito dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza felsinea, segna un passaggio decisivo nelle indagini sulla presunta maxi truffa legata al progetto “Voltaiko”, un sistema di investimento rivelatosi inesistente che avrebbe coinvolto migliaia di risparmiatori.

Lo schema e i fondi trasferiti in valuta virtuale

Secondo gli accertamenti, circa 6.000 persone in tutta Italia sarebbero state convinte a investire denaro con la prospettiva di guadagni derivanti da impianti fotovoltaici all’estero. Progetti presentati come sostenibili e altamente remunerativi, ma che – stando agli investigatori – non avrebbero avuto alcun riscontro reale. I capitali raccolti venivano progressivamente dirottati su piattaforme di scambio online e convertiti in criptovalute, una strategia finalizzata a rendere più complessa la tracciabilità dei flussi finanziari e a facilitarne il riciclaggio.

Il sequestro rappresenta uno dei più rilevanti interventi di questo tipo sul territorio nazionale e riguarda una parte consistente dei proventi illeciti ricostruiti nel corso dell’inchiesta. Le indagini, avviate nell’ottobre 2025, hanno già portato in precedenza all’oscuramento del sito web collegato all’operazione, al congelamento di 95 conti correnti e al sequestro di beni per un valore di circa 2 milioni di euro, tra cui dispositivi elettronici, lingotti d’oro, beni di lusso e due ville nel Riminese.

Indagini digitali e cooperazione internazionale

Determinante il lavoro congiunto tra i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e gli specialisti della Polizia Postale e del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Emilia-Romagna. L’integrazione tra competenze economico-finanziarie e tecniche avanzate di analisi informatica ha consentito di ricostruire i percorsi del denaro, individuare i portafogli digitali e procedere al blocco delle risorse.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dalla cooperazione giudiziaria internazionale. L’ufficio italiano presso Eurojust, attivato dalla Procura di Bologna, ha coordinato le attività con le autorità estere, in particolare francesi, permettendo di eseguire in tempi rapidi gli ordini di congelamento delle criptovalute e impedire ulteriori movimenti sospetti.

L’operazione si inserisce in un contesto investigativo complesso, caratterizzato da dinamiche transnazionali e dall’utilizzo di strumenti digitali avanzati per occultare capitali. Le autorità sottolineano che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.