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Dar es Salaam, il recupero scolastico aiuta 6.000 alunni

30/07/2026

Dar es Salaam, il recupero scolastico aiuta 6.000 alunni

Interventi mirati di recupero didattico hanno migliorato i risultati di quasi 6.000 bambine e bambini iscritti a dieci scuole primarie di Dar es Salaam, in Tanzania. I progressi hanno interessato inglese, kiswahili, scienze e soprattutto matematica, la materia nella quale gli alunni coinvolti presentavano le difficoltà iniziali più marcate. I dati emergono da un progetto di cooperazione coordinato dall’Università di Bologna, che ha affiancato attività di ricerca, formazione degli insegnanti e lezioni dedicate agli studenti maggiormente esposti al rischio di ritardo scolastico.

Il progetto dell’Università di Bologna in Tanzania

L’iniziativa, intitolata “Uguaglianza delle opportunità educative: interventi di recupero educativo in Tanzania”, è stata finanziata attraverso il bando Unibo Global South 2024. Il coordinamento scientifico è stato affidato a Giuseppe Pignataro, docente del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Alma Mater.

Il progetto si è inserito nel programma PRT – Pamoja Tudumishe Elimu, sostenuto da Education Above All e realizzato dall’organizzazione non governativa WeWorld. Nel gruppo di ricerca hanno lavorato anche Fedele Greco, del Dipartimento di Scienze Statistiche, e Massimo Marcuccio, del Dipartimento di Scienze dell’Educazione.

Le competenze statistiche, economiche e pedagogiche sono state utilizzate per costruire un intervento aderente alla realtà delle scuole locali. Il lavoro ha previsto materiali didattici adattati al contesto, percorsi di formazione rivolti ai docenti e remedial classes, lezioni di recupero destinate alle alunne e agli alunni con maggiori difficoltà.

Nove bambini su dieci presentavano una vulnerabilità

L’indagine ha esaminato i risultati scolastici insieme alle condizioni sociali e familiari degli studenti. Circa il 90% dei minori analizzati presentava almeno un elemento di vulnerabilità, tra cui povertà, disabilità, perdita di uno o entrambi i genitori oppure difficoltà nella frequenza regolare delle lezioni.

La valutazione è stata condotta attraverso rilevazioni semestrali nelle principali discipline. I dati hanno evidenziato miglioramenti generalizzati, con un avanzamento particolarmente netto in matematica. Proprio in questa materia, all’inizio del percorso, erano state riscontrate le lacune più profonde.

Secondo Pignataro, la vulnerabilità educativa nasce dall’intreccio tra fragilità economiche, condizioni familiari e disuguaglianze territoriali. Un sostegno ben progettato può tuttavia impedire che queste condizioni si trasformino in un ritardo permanente. I risultati raccolti a Dar es Salaam indicano che il recupero didattico può essere inserito stabilmente nell’organizzazione scolastica, anziché essere utilizzato soltanto in situazioni eccezionali.

Oltre 2.000 alunni coinvolti ogni anno nelle lezioni

Nel 2024 le attività di recupero hanno coinvolto 2.233 studentesse e studenti; nel 2025 i partecipanti sono stati 2.165. Tra loro, 1.531 hanno seguito le lezioni in entrambi gli anni, un dato che mostra la possibilità di garantire continuità agli interventi anche in contesti segnati da difficoltà organizzative e sociali.

Il lavoro sul campo ha richiesto un rapporto costante con dirigenti, insegnanti e famiglie. Le scuole coinvolte operano spesso con classi numerose, registri da aggiornare, assenze frequenti e calendari difficili da rispettare. Anche la raccolta dei dati ha dovuto tenere conto delle attività quotidiane degli istituti, evitando di aggiungere ulteriori carichi al personale scolastico.

La costruzione di un rapporto di fiducia ha avuto un ruolo determinante. Ricercatori ed educatori hanno lavorato attraverso mediazione, attenzione al linguaggio e rispetto delle abitudini locali, così da trasformare la valutazione in uno strumento utile per la scuola e non in un adempimento separato dalla didattica.

Motivazione alta, ma servono sostegno e continuità

I questionari compilati dagli studenti descrivono bambine e bambini motivati a proseguire gli studi, imparare e costruire un futuro professionale. Le difficoltà scolastiche non risultano quindi legate a scarso interesse, ma alla mancanza di tempo, strumenti, assistenza e condizioni favorevoli all’apprendimento.

La ricerca attribuisce un ruolo centrale anche agli insegnanti. Gli interventi hanno prodotto risultati migliori quando i docenti sono stati accompagnati attraverso percorsi formativi e metodologie capaci di individuare rapidamente le lacune. Disporre di dati aggiornati permette inoltre alle scuole di capire quali studenti abbiano bisogno di un supporto specifico e in quali discipline concentrare le risorse.

Il progetto dell’Alma Mater mostra così che l’accesso alla scuola, da solo, non garantisce pari opportunità. Per ridurre i divari occorrono lezioni mirate, continuità educativa, docenti preparati e strumenti in grado di riconoscere precocemente chi rischia di restare indietro.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.