Calendari polinesiani svelano le antiche rotte nel Pacifico
31/07/2026
Gli antichi calendari lunari della Polinesia orientale custodiscono le tracce del popolamento del Pacifico remoto e delle successive separazioni tra le comunità insulari. A ricostruire questa storia è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, realizzato attraverso il confronto di 48 elenchi tradizionali delle cosiddette “notti della luna”, raccolti dalle Hawaii alla Nuova Zelanda, fino alle isole Marchesi e a Rapa Nui.
L’analisi ha individuato due principali famiglie di calendari. Un primo gruppo riunisce le tradizioni delle isole Marchesi, di Mangareva e di Rapa Nui, conosciuta anche come Isola di Pasqua. Il secondo comprende invece la maggior parte degli altri arcipelaghi della Polinesia orientale. La divisione coincide in misura significativa con quella emersa da recenti studi sulle lingue polinesiane, condotti attraverso prove indipendenti.
Le “notti della luna” regolavano pesca e agricoltura
Nella Polinesia precoloniale il calendario lunare rappresentava uno strumento centrale nell’organizzazione della vita quotidiana. Ogni notte del ciclo mensile possedeva un nome specifico, legato talvolta a una divinità, talvolta alla forma assunta dalla Luna durante le sue diverse fasi.
La successione delle notti permetteva di individuare i periodi ritenuti più favorevoli per la pesca, la coltivazione e altre attività legate alle risorse naturali. Il sistema venne trasmesso oralmente per generazioni, prima dell’arrivo degli europei e dell’introduzione del calendario occidentale.
“Come le lingue, anche i calendari sono sistemi simbolici trasmessi di generazione in generazione”, spiega Miguel Valério, ricercatore dell’Università di Murcia e coautore dello studio. Con il progressivo isolamento delle comunità nei diversi gruppi di isole, le liste subirono trasformazioni, mantenendo tuttavia elementi riconducibili a una matrice comune.
Alcuni nomi delle notti lunari scomparvero, altri vennero sostituiti o spostati all’interno del mese. Questi cambiamenti produssero nel tempo tradizioni locali riconoscibili, capaci di riflettere le relazioni storiche tra le popolazioni del Pacifico.
Un database con 48 calendari della Polinesia orientale
Per ricostruire tali trasformazioni, i ricercatori hanno creato il più ampio database finora dedicato ai calendari lunari polinesiani. La raccolta comprende liste provenienti dalle Hawaii, da Tahiti, dalle Isole Cook, dalla Nuova Zelanda, dalle Marchesi, da Mangareva, da Rapa Nui e da altri territori dell’area orientale del Pacifico.
Molti di questi documenti sono arrivati fino all’età contemporanea grazie alle trascrizioni realizzate da esperti indigeni e osservatori stranieri. Tra le testimonianze conservate figura anche un calendario manoscritto nel 1936 dal rapanui Esteban Atan, custodito dal Museo Kon-Tiki.
“Dopo l’introduzione del calendario europeo, questo sistema tradizionale di misurazione del tempo cadde gradualmente in disuso nella maggior parte della Polinesia”, osserva Fabio Tamburini, docente del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna. La sopravvivenza delle liste scritte ha permesso agli studiosi di confrontare tradizioni sviluppatesi a migliaia di chilometri di distanza.
Costruito il primo albero genealogico dei calendari
Gli autori hanno analizzato sia i nomi delle notti sia la loro posizione relativa nel ciclo lunare. Il metodo computazionale ha consentito di misurare gli spostamenti subiti dalle singole denominazioni all’interno del mese e di calcolare il grado di affinità tra i diversi sistemi.
“Abbiamo confrontato non soltanto i nomi, ma anche la loro collocazione relativa”, chiarisce Michele Corazza, ricercatore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna. Da questo lavoro è nato il primo albero genealogico dei calendari lunari della Polinesia orientale.
La corrispondenza con la classificazione linguistica suggerisce che lingue e sistemi di misurazione del tempo si siano differenziati parallelamente durante la dispersione delle popolazioni ancestrali nel Pacifico. Le comunità insulari avrebbero quindi adattato il calendario originario alle proprie condizioni culturali, ambientali e sociali.
Il nuovo albero genealogico è stato reso pubblico secondo i principi dell’Open Science. I ricercatori intendono ora utilizzarlo per tentare la ricostruzione del calendario lunare ancestrale dal quale potrebbero derivare tutte le liste conosciute. La ricerca è stata condotta da Fabio Tamburini e Michele Corazza dell’Università di Bologna insieme a Miguel Valério dell’Università di Murcia.
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