Scuole aperte al pomeriggio: a Reggio Emilia parte la sperimentazione in tre istituti
di Redazione
24/11/2025
Tre istituti comprensivi della città hanno deciso di affrontare una sfida che tocca da vicino le famiglie, gli studenti e il modo stesso in cui la scuola dialoga con il territorio. In collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, le scuole Einstein (succursale di Bagno), Galilei (succursale di Massenzatico) e Pertini 1 hanno presentato la propria candidatura al bando regionale Scuole Aperte, con l’obiettivo di costruire un tempo pomeridiano che non sia un prolungamento meccanico delle lezioni, ma un ambiente capace di offrire stimoli diversi, accessibili e coerenti con i bisogni educativi di preadolescenti dai percorsi sempre più eterogenei.
Un modello di scuola che amplia lo sguardo oltre l’orario tradizionale
La sperimentazione si fonda su un partenariato che unisce amministrazione comunale e istituti scolastici, con l’idea di trasformare alcune scuole del territorio in luoghi aperti anche oltre l’orario mattutino. Qui gli studenti troveranno attività costruite intorno alla multidisciplinarità: dal supporto allo studio a laboratori artistici, culturali e sportivi, sino a percorsi scientifici o ambientali che arricchiscono una fascia d’età spesso priva di spazi realmente pensati per essa.
Un tratto distintivo del progetto riguarda l’integrazione del pasto pomeridiano come momento educativo e non soltanto organizzativo, oltre al coinvolgimento di partner diversi che, con le proprie competenze, contribuiscono a costruire proposte capaci di superare la distinzione rigida tra scuola e attività extrascolastiche. L’obiettivo dichiarato è contrastare la povertà educativa nelle sue molteplici forme, valorizzando potenzialità che spesso emergono solo quando ai ragazzi viene offerta la possibilità di esplorare linguaggi alternativi.
Periferie, partecipazione e comunità educante: lo sguardo verso il futuro
Gli istituti coinvolti in questa prima fase non sono stati scelti a caso. Einstein Bagno e Galilei Massenzatico operano in contesti periferici, con servizi meno capillari e un numero di studenti che suggerisce la necessità di nuove opportunità di inclusione. Il progetto, però, guarda oltre i tre istituti iniziali: se la sperimentazione darà i risultati attesi, la rete potrà allargarsi e includere ulteriori scuole secondarie di primo grado, seguendo il modello già collaudato nelle primarie attraverso il Bando Partecipazione.
Il coinvolgimento delle famiglie, elemento spesso dato per scontato, diventerà parte integrante del percorso grazie a incontri informativi, laboratori e call to action che intendono rendere più saldo il rapporto tra scuola e territorio. Come sottolineato dall’assessora alle Politiche educative Marwa Mahmoud, si tratta di un primo passo verso un modello replicabile, pensato per trasformare gli spazi scolastici in laboratori di comunità, capaci di ridurre le disuguaglianze e accompagnare i ragazzi nel loro percorso verso la maturità.