Olio dei Colli di Bologna, l’Igp entra nel registro europeo
18/09/2026
L’Olio dei Colli di Bologna è ufficialmente una produzione a Indicazione geografica protetta. La registrazione dell’Igp è stata pubblicata il 16 settembre nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, completando il percorso promosso dalla Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna. Una realtà nata dall’iniziativa di sei coltivatori e che oggi riunisce 12 aziende impegnate nella produzione e nella valorizzazione dell’olio extravergine del territorio bolognese.
Dalla riscoperta degli ulivi al riconoscimento europeo
Il nuovo marchio europeo tutela una produzione legata alle colline della Città metropolitana di Bologna situate a sud della via Emilia, compresa la fascia collinare del capoluogo. Alle spalle del riconoscimento c’è un percorso di recupero agricolo iniziato dopo una lunga fase di riduzione della presenza dell’olivo sul territorio.
La coltivazione era particolarmente diffusa fino al Settecento, mentre le successive difficoltà climatiche ne provocarono un progressivo arretramento. Una nuova fase di sviluppo è cominciata dagli anni Novanta del Novecento, quando produttori e ricercatori hanno iniziato a recuperare varietà e piante presenti sulle colline bolognesi.
Un contributo decisivo è arrivato anche dal Cnr, che ha realizzato una mappatura di 29 piante storiche di olivo. L’individuazione e la registrazione di questi esemplari hanno fornito materiale utile alla riproduzione delle cultivar e alla realizzazione di nuovi impianti, favorendo la ricostruzione di una filiera locale.
Il percorso iniziato nel 2021
Dopo una prima fase di valorizzazione attraverso la Deco, nel 2021 la Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna ha avviato la preparazione del dossier necessario per ottenere la protezione comunitaria.
La procedura è passata attraverso la valutazione regionale, l’istruttoria del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e successivamente l’esame della Commissione europea. La domanda è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nel maggio 2026. Trascorso il periodo previsto per la presentazione di eventuali opposizioni, la denominazione è stata registrata ufficialmente tra le indicazioni geografiche europee.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha collegato il risultato alla capacità del territorio di recuperare una produzione storica attraverso la collaborazione tra agricoltura, ricerca e imprese. Secondo il primo cittadino, la nuova Igp riconosce anche il lavoro degli agricoltori che hanno investito nel ritorno dell’olivicoltura sulle colline bolognesi e contribuisce alla tutela del paesaggio agricolo.
Le caratteristiche previste dal disciplinare
L’Olio dei Colli di Bologna Igp deve rispettare specifici parametri produttivi e organolettici. Il disciplinare indica un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note amare e piccanti e da possibili sentori di erba, mandorla e pomodoro.
È previsto inoltre un contenuto minimo di 150 milligrammi per chilogrammo di biofenoli e polifenoli. La raccolta delle olive viene orientata verso una fase di maturazione intermedia, nella quale convivono ancora tonalità verdi e più scure, scelta effettuata per mantenere le caratteristiche aromatiche e l’equilibrio dell’olio anziché puntare esclusivamente alla quantità prodotta.
Ermanno Rocca, titolare dell’Azienda agricola Bonazza di Croara di San Lazzaro di Savena e presidente della Rete, descrive proprio l’equilibrio tra amaro, piccante e freschezza come uno degli elementi distintivi del prodotto. Tra gli aromi maggiormente riconoscibili vengono indicati quelli del pomodoro e dell’erba appena tagliata.
Ora parte la certificazione delle aziende
La registrazione europea apre ora la fase operativa della certificazione. Le imprese interessate dovranno sottoporsi alle verifiche previste dal disciplinare per poter commercializzare l’olio utilizzando la denominazione protetta.
Per i produttori il progetto riguarda anche il recupero delle aree semicollinari che nel tempo hanno perso la propria funzione agricola. Il ritorno degli oliveti può favorire la gestione dei terreni, contribuire alla stabilità del suolo e mantenere coltivate porzioni del paesaggio collinare. Una prospettiva che lega la crescita della filiera alla conservazione del territorio nel quale l’Olio dei Colli di Bologna ha costruito la propria identità.
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