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Canoni del demanio idrico: scadenza 31 marzo 2026 e adeguamento ISTAT

03/03/2026

Canoni del demanio idrico: scadenza 31 marzo 2026 e adeguamento ISTAT

Chi utilizza risorse del demanio idrico — che si tratti di derivazioni da pozzi, sorgenti o acque superficiali — conosce bene il peso che una scadenza amministrativa può avere sulla continuità operativa di un’attività. Il 31 marzo 2026 è il termine fissato per il versamento dei canoni di concessione relativi all’anno 2026: una data che, per imprese agricole, industrie, attività artigiane e gestori di servizi, merita attenzione anche per un motivo pratico, spesso sottovalutato, cioè la corretta determinazione dell’importo dovuto.

Adeguamento FOI: cosa cambia per il canone 2026

Per aggiornare il canone 2026 si applica la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo (FOI – indice generale) riferita al periodo novembre 2024 – novembre 2025, che risulta pari a +1,0%. L’effetto è lineare: l’importo pagato per il 2025 va rivalutato aggiungendo la quota corrispondente all’1,0%, con arrotondamento al centesimo.

La regola operativa, utile anche per evitare errori in fase di verifica, è immediata: per calcolare il canone 2026 basta moltiplicare il canone pagato nel 2025 per 1,010 e poi applicare l’arrotondamento ai due decimali. Un esempio aiuta più di molte parole: se nel 2025 sono stati versati 500,00 euro, il calcolo porta a 505,00 euro; se l’importo di partenza è 873,42 euro, la rivalutazione restituisce 882,15 euro (873,42 × 1,010 = 882,1542, arrotondato a 882,15).

Questa verifica interna, fatta con anticipo, permette di intercettare eventuali incongruenze e di preparare la contabilità senza correzioni dell’ultima ora.

Avvisi ARPAE e PagoER: come gestire pagamento e controlli

Il pagamento avviene, in via ordinaria, tramite avvisi emessi da ARPAE con versamento sulla piattaforma PagoER. Nella pratica, l’avviso è il documento che consente di procedere in modo tracciato e allineato alle procedure dell’ente: per questo conviene organizzare un controllo puntuale su PEC, posta ordinaria e canali amministrativi già utilizzati dall’utenza per le comunicazioni istituzionali.

Può capitare che l’avviso non arrivi per tempo o che si perda tra cambi di recapito, passaggi societari, variazioni anagrafiche o semplici disguidi. In quel caso la scelta migliore è evitare iniziative “a intuito” e muoversi con un riscontro formale: se a ridosso della scadenza del 31 marzo 2026 l’avviso non risulta ricevuto, è opportuno segnalarlo tempestivamente, così da verificare con gli uffici ARPAE territorialmente competenti le modalità corrette di pagamento e garantire il rispetto dei termini.

Un ultimo dettaglio, spesso trascurato, riguarda l’arrotondamento: applicarlo correttamente al centesimo riduce contestazioni e riconciliazioni successive, soprattutto quando si gestiscono più concessioni o più punti di prelievo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to