Caricamento...

Bologna 365 Logo Bologna 365

Bologna, otto misure per ingressi illegali col Decreto Flussi

02/07/2026

Bologna, otto misure per ingressi illegali col Decreto Flussi

Otto persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’indagine della Squadra Mobile di Bologna su un presunto sistema di ingressi illegali in Italia, realizzato attraverso pratiche fittizie collegate al Decreto Flussi. L’ordinanza è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna su richiesta della Procura, con il coordinamento del sostituto procuratore Tommaso Pierini.

Il negozio in via Marconi indicato come base operativa

L’inchiesta, avviata nel 2025, è partita dalle dichiarazioni di una donna cingalese che aveva raccontato agli investigatori di essersi rivolta a un connazionale, nato nel 1973, per ottenere un prestito destinato ad aiutare la madre in Sri Lanka. Secondo quanto ricostruito, la donna avrebbe ricevuto 2.000 euro, con interessi pattuiti al 60% annuo.

Dopo aver restituito 1.925 euro, la donna avrebbe subito offese e minacce per il mancato pagamento integrale delle somme richieste. Le pressioni, secondo l’accusa, sarebbero state esercitate anche dalla moglie e dalla zia dell’uomo, con l’obiettivo di ottenere ulteriori rate considerate usurarie. Da questo primo filone sarebbero poi emersi elementi più ampi, collegati a un presunto circuito di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le attività di intercettazione telefonica e ambientale, insieme agli accertamenti documentali, avrebbero portato gli investigatori a individuare un negozio di telefonia in via Marconi, a Bologna, come punto di riferimento operativo. Da lì, secondo l’ipotesi accusatoria, tre cittadini cingalesi avrebbero gestito pratiche finalizzate a consentire l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri attraverso rapporti di lavoro inesistenti.

Contratti fittizi, società e pratiche sui portali pubblici

Il meccanismo ricostruito dalla Polizia prevedeva il pagamento di somme consistenti da parte degli stranieri interessati a entrare nel territorio nazionale. In cambio, sarebbero stati offerti percorsi di ingresso apparentemente regolari, basati su nulla osta e documentazione in tutto o in parte contraffatta, oppure assistenza per il passaggio della frontiera, anche attraverso i Paesi balcanici.

I tre principali indagati, destinatari della custodia cautelare in carcere, avrebbero inoltrato istanze per ottenere autorizzazioni all’ingresso di lavoratori stranieri, costruite su rapporti di lavoro fittizi. Uno degli indagati, nato nel 1975, si sarebbe occupato anche della creazione di diverse ditte a lui riconducibili, utilizzate per alimentare le pratiche inserite nei portali della pubblica amministrazione.

Dalle verifiche sarebbe emerso anche il riferimento a un presunto “Boss di Salerno”, non identificato, che avrebbe avuto il compito di predisporre contratti di lavoro fittizi per i lavoratori segnalati dal gruppo. Secondo gli investigatori, per ogni pratica illecita sarebbero circolate somme di denaro molto elevate, fino a diverse decine di migliaia di euro per singolo straniero.

Coinvolti anche cittadini italiani e procacciatori

Tra gli otto indagati figurano anche due cittadini italiani, nati nel 1962 e nel 1979, e una donna originaria dello Sri Lanka, nata nel 1961. Nei loro confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, avrebbero collaborato al sistema attraverso società delle quali erano soci, amministratori o titolari di quote, presentando nulla osta allo Sportello Unico Immigrazione riferiti a contratti di lavoro non reali.

Altri due cittadini cingalesi, indicati come procacciatori di clienti, sono stati raggiunti dalla misura del divieto di esercitare imprese o assumere incarichi direttivi in persone giuridiche che impiegano lavoratori extracomunitari. Le pratiche esaminate riguardano cittadini stranieri arrivati in Italia tra il 2022 e il 2025.

Le analisi sulla documentazione hanno evidenziato ulteriori anomalie, in particolare nelle dichiarazioni di ospitalità: in alcuni casi sarebbero stati indicati alloggi per decine di lavoratori presso indirizzi coincidenti con le sedi legali delle società coinvolte. Il sistema, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe consentito l’ingresso di numerosi cittadini cingalesi mediante contratti di lavoro fittizi e pagamenti in contanti.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.