Appennino bolognese, 231 colloqui al career day di Vergato
14/05/2026
A Vergato 17 aziende dell’Appennino bolognese hanno incontrato 124 candidati, con 231 colloqui programmati in un solo pomeriggio. Il dato arriva dal career day organizzato da CNA e Insieme per il Lavoro, al termine del convegno “Appennino prossimo. Il futuro di un territorio tra sviluppo e valori”, una giornata dedicata al lavoro, alle imprese e alle prospettive di crescita della montagna bolognese.
Imprese in cerca di personale stabile
Il confronto ha restituito l’immagine di un territorio che, dopo anni segnati da crisi industriali e trasformazioni produttive, cerca nuove occasioni di rilancio partendo dall’occupazione. Le imprese presenti non hanno portato soltanto offerte immediate, ma anche la richiesta di profili da formare e inserire in modo duraturo nelle aziende.
Il direttore generale di CNA Bologna, Claudio Pazzaglia, ha spiegato che le realtà produttive dell’Appennino cercano personale stabile e qualificato, persone da far crescere all’interno dei percorsi aziendali. Per Pazzaglia, la giornata di Vergato ha rappresentato il passaggio dall’orientamento a un’azione concreta: aziende del territorio da una parte, persone in cerca di lavoro dall’altra, in un incontro diretto pensato per costruire fiducia.
La sfida, però, non si esaurisce nei colloqui. Rendere l’Appennino attrattivo significa agire su infrastrutture, trasporti, connessioni digitali e servizi. Senza una qualità della vita adeguata, è difficile trattenere giovani, famiglie e competenze, così come convincere nuove persone a trasferirsi o investire nei comuni montani.
Dalle crisi industriali alla rigenerazione
Il tema del lavoro è stato al centro dell’intera giornata anche alla luce delle difficoltà attraversate dal tessuto produttivo locale. Dal 2014 al 2026 i tavoli di salvaguardia della Città metropolitana hanno seguito quasi 50 aziende e circa 4mila lavoratori coinvolti in processi di crisi, ristrutturazione o trasformazione. I settori più colpiti sono stati la manifattura e la meccanica, comparti storicamente rilevanti per l’economia dell’Appennino.
Giovanna Trombetti, direttrice dell’Area sviluppo economico della Città metropolitana, ha ricordato il lavoro svolto attraverso il tavolo metropolitano di salvaguardia, costruito con Regione, sindaci, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali. L’obiettivo è stato difendere imprese e occupazione, accompagnando dove possibile processi di riconversione e rilancio.
Tra gli esempi citati c’è la ex cartiera di Lama di Reno, oggi inserita in un percorso di rigenerazione urbana e produttiva. Un caso che racconta la capacità del territorio di trasformare luoghi segnati dalla crisi in nuove opportunità economiche e sociali. Nell’Appennino operano circa 4.500 imprese attive, di cui oltre 700 giovanili, ma resta forte il bisogno di attrarre competenze, investimenti e nuovi residenti.
Servizi, giovani e collegamenti per trattenere popolazione
La Città metropolitana sta lavorando su questi obiettivi anche attraverso Bologna Innovation Square Appennino e lo sportello “Vivere e lavorare in Appennino”, pensato per accompagnare chi vuole trasferirsi, aprire un’attività o investire nei territori montani.
La sindaca di Marzabotto e delegata metropolitana per le politiche per l’Appennino, Valentina Cuppi, ha richiamato il rischio di ridurre la montagna a luogo residenziale separato dalle opportunità economiche. Il lavoro, ha spiegato, deve restare il cuore dell’azione pubblica, insieme agli sportelli per imprese, transizione green, startup e nuovi residenti.
Nel confronto è tornato con forza anche il tema delle infrastrutture. Imprese e sindacati hanno chiesto interventi sul raddoppio della Porrettana, sul miglioramento della linea ferroviaria Bologna-Porretta e sul rafforzamento delle connessioni digitali. Dal fronte sindacale è arrivato un richiamo alla difesa della manifattura, considerata decisiva per garantire occupazione stabile, competenze e valore aggiunto.
Il sindaco metropolitano Matteo Lepore ha collegato il futuro dell’Appennino al Piano Strategico Bologna 2050, indicando nella demografia e nel clima le due grandi sfide. Per invertire il declino demografico servono lavoro, servizi e investimenti; per affrontare frane, dissesto idrogeologico ed eventi estremi servono politiche nazionali più solide sulle aree montane e sull’adattamento climatico.
L’assessore regionale Giovanni Paglia ha invitato a evitare che gli investimenti si concentrino soltanto nelle aree già forti, sottolineando il legame tra politiche giovanili, lavoro e attrattività. Nel dibattito sono emersi anche turismo sostenibile, ricettività moderna e agricoltura di montagna, indicata come presidio essenziale contro il dissesto idrogeologico.
A chiudere i lavori è stato il presidente dell’Assemblea legislativa regionale, Maurizio Fabbri, che ha invitato l’Appennino a guardare avanti valorizzando la propria capacità di trasformazione. La giornata di Vergato ha indicato una direzione precisa: usare il lavoro come leva per trattenere giovani, rafforzare le comunità e costruire nuove prospettive per la montagna bolognese.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.