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Un museo che si riapre al presente: collezioni storiche, arte e pratiche educative al Museo Bombicci

04/02/2026

Un museo che si riapre al presente: collezioni storiche, arte e pratiche educative al Museo Bombicci
Di Patafisik - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=143014321

Mercoledì 4 febbraio, alle 17, il Museo didattico scientifico Luigi Bombicci, in via Sant’Isaia 20, riapre le proprie sale con un progetto che intreccia memoria, collezionismo, ricerca artistica e didattica. L’occasione è duplice: la presentazione del nuovo allestimento che accoglie in comodato una selezione della collezione di giocattoli di Maurizio Marzadori e l’inaugurazione della mostra di Arianna Pace, curata da Artierranti e Bianca Basile, realizzata nell’ambito di Art City Bologna 2026.

L’incontro pubblico vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni cittadine, del mondo educativo e culturale, accanto ai protagonisti del progetto: dall’assessore Daniele Ara alla direttrice Veronica Ceruti, fino all’artista Arianna Pace e ai curatori coinvolti. Un momento che segna, simbolicamente e concretamente, una nuova fase per un museo poco conosciuto ma di straordinaria rilevanza nel panorama nazionale.

Un patrimonio educativo unico, nato per essere usato

Fondato nel 1884 per iniziativa della Società degli insegnanti della Provincia di Bologna insieme al mineralogista Luigi Bombicci, il museo conserva una collezione concepita come strumento didattico attivo. I celebri armadi con trenta cassetti dedicati ai tre regni della natura non erano pensati per una fruizione passiva: ogni cassetto costituiva un’unità di lavoro, da aprire, osservare, confrontare. Un’idea di scuola che faceva dell’esperienza diretta il cuore del processo di apprendimento e che trasformava l’aula in un laboratorio permanente.

Accanto alle collezioni naturalistiche, una sala storica ricostruisce l’ambiente scolastico tra Otto e Novecento, con arredi e materiali originali che restituiscono il clima quotidiano dell’istruzione di quell’epoca. Il museo è oggi gestito dal Comune di Bologna, attraverso il Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni, in collaborazione con l’Università di Bologna.

La collezione Marzadori: il gioco come documento culturale

Il riallestimento si arricchisce ora dell’arrivo di una parte della collezione di Maurizio Marzadori, collezionista e antiquario bolognese, fondatore di Freak Andó. Oltre seicento giocattoli e mobili per bambini compongono un corpus che racconta la cultura materiale dell’infanzia tra il 1900 e il 1950. La selezione esposta al Bombicci comprende pezzi Lenci, giocattoli ispirati alla letteratura per l’infanzia, al Corriere dei Piccoli, a Pinocchio e all’immaginario Disney, fino a esempi futuristi, costruttivisti e autarchici.

I giocattoli sono presentati all’interno di una scaffalatura originale in rovere dei primi del Novecento, che ricrea l’atmosfera di un negozio dell’epoca. Una scelta che restituisce al pubblico il contesto originario di questi oggetti, già protagonisti di mostre in sedi prestigiose, dalla Triennale di Milano al MoMA di New York.

Didattica, laboratorio e contemporaneità

Con la riapertura, riprendono anche i progetti educativi rivolti alle scuole. Le attività si sviluppano a partire dalle collezioni storiche di Bombicci, intrecciando osservazione scientifica, manualità e creatività. L’offerta, inserita nel catalogo dei Musei Civici di Bologna, prevede percorsi di esplorazione del museo e progetti che mettono in dialogo il patrimonio storico con l’arte contemporanea, anche grazie alla collaborazione con “Senza titolo”.

Arianna Pace e il dialogo silenzioso delle cose

In questo contesto si inserisce la mostra Le cose non parlano perché non sanno cosa farsene del linguaggio, personale di Arianna Pace. Il progetto si sviluppa tra il museo e l’Officina Artierranti, mettendo in relazione le opere dell’artista con i reperti storici attraverso mimetismi e corrispondenze. Al centro della ricerca di Pace c’è il vivente, osservato come archivio e come pratica di conoscenza condivisa. Il museo diventa così spazio di risonanza, dove passato e presente si interrogano reciprocamente, aprendo nuove possibilità di sguardo.

Durante i giorni di apertura, il pubblico potrà contare sulla presenza di mediatori culturali e partecipare a laboratori dedicati ai più piccoli, come Dream drawer, condotto dall’artista stessa.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to