Ricostruzione post alluvione: i cantieri che cambiano il volto della Romagna
di Redazione
20/09/2025
A dodici mesi dal maltempo di settembre 2024, i bacini del Lamone, del Marzeno e del Sillaro si presentano come laboratori a cielo aperto di una ricostruzione che procede tra urgenze immediate e strategie di lungo periodo. Sono quasi trecento gli interventi di somma urgenza già completati o in fase di conclusione, un impegno che si accompagna al varo delle prime opere strutturali di riduzione del rischio.
La Regione ha deciso di anticipare parte dei fondi statali, 500 milioni su un miliardo complessivo, per accorciare tempi che altrimenti si sarebbero dilatati oltre il 2027. Nel ravennate, a Villanova di Bagnacavallo, è partita la prima tranche di lavori sul Lamone, dal valore di 7,5 milioni, mentre altrettanti fondi sono già previsti per le prossime settimane.
Partecipazione dei cittadini e nuovi piani di sicurezza
Un aspetto che caratterizza questa fase è la partecipazione diretta delle comunità: oltre 500 osservazioni sono state presentate da cittadini e comitati sugli interventi nei bacini del Lamone e del Marzeno. La Regione ha accolto e discusso questi contributi, delineando un percorso che non si limita alle carte tecniche ma che intreccia la conoscenza idraulica con la vita concreta di chi abita territori fragili.
Il confronto è in corso anche sul Senio, con assemblee pubbliche fissate a Lugo e a Imola per il mese di ottobre, mentre per il Sillaro le ipotesi di laminazione e risezionamento dovranno proteggere in futuro il Nuovo Circondario Imolese. A Traversara di Bagnacavallo, la località più ferita, è nata una commissione speciale che ha il compito di unire demolizioni e ricostruzioni in un unico disegno.
Le risorse e gli interventi per territori diversi
Gli interventi si distribuiscono in maniera capillare. Nel Bolognese sono stati spesi 6 milioni per ripristinare l’argine dell’Idice e mettere in sicurezza opere idrauliche a Budrio e Medicina. Nel Ravennate, oltre 5 milioni hanno permesso di consolidare gli argini del Lamone, mentre a Faenza e Cotignola sono stati attivati progetti specifici per i quartieri alluvionati. In provincia di Forlì-Cesena, sul Montone, tre cantieri di urgenza hanno già ridato continuità agli argini.
Un mosaico di opere che, pur nella fatica della memoria ancora viva, rappresenta il tentativo di trasformare una tragedia in occasione di prevenzione, con un orizzonte che guarda oltre l’emergenza e punta a una sicurezza più stabile per chi vive lungo i fiumi della Romagna.
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