Infarto, il modello emiliano riduce i ricoveri: i risultati del PIpELINe Trial
di Redazione
05/09/2025
Il cuore fragile degli anziani trova nuove prospettive di cura grazie a un approccio che unisce esercizio fisico calibrato e supporto nutrizionale personalizzato. Lo dimostra il PIpELINe Trial, studio clinico coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e pubblicato sul New England Journal of Medicine, che documenta un calo del 43% dei ricoveri ospedalieri per eventi cardiovascolari nei pazienti over 65 reduci da infarto miocardico. Un risultato che porta l’Emilia-Romagna al centro del dibattito internazionale sulle strategie post-infarto.
Un’alternativa alla riabilitazione intensiva
Il protocollo sperimentato ha coinvolto 512 pazienti in sette centri regionali, con un’età media avanzata e condizioni di salute considerate fragili. Invece del tradizionale percorso riabilitativo intensivo in ospedale, i partecipanti sono stati dimessi precocemente e seguiti in regime ambulatoriale. Le sedute di esercizio non prevedevano macchinari sofisticati, ma camminate assistite e attività semplici, accompagnate da un monitoraggio costante della percezione soggettiva dello sforzo. Questo metodo, che privilegia l’autoconsapevolezza del paziente, ha permesso a molti di loro di recuperare fiducia nel movimento quotidiano e di comprendere meglio i propri limiti, trasformando l’attività fisica in uno strumento di cura accessibile e sostenibile. A ciò si è aggiunta una consulenza nutrizionale personalizzata, con indicazioni pratiche e concrete, affinché l’alimentazione diventasse parte integrante del percorso di prevenzione secondaria.I numeri e il valore sociale dello studio
I dati raccolti nel corso dei tre anni di ricerca hanno mostrato non soltanto un calo dei ricoveri per scompenso cardiaco, ma anche un incremento significativo della capacità funzionale e della qualità della vita percepita. Degna di nota la percentuale di donne coinvolte, pari al 36%, una quota superiore rispetto agli standard degli studi clinici in cardiologia, spesso sbilanciati verso la popolazione maschile. Il progetto è stato reso possibile dal sostegno congiunto del Ministero della Salute e della Regione Emilia-Romagna, con un finanziamento complessivo di 348mila euro. La sinergia tra cardiologi, geriatri, medici dello sport, nutrizionisti e chinesiologi ha prodotto un modello di intervento che non rimane confinato all’ambito accademico, ma si candida a diventare riferimento concreto per la sanità pubblica. L’Emilia-Romagna si conferma così un laboratorio di innovazione sanitaria capace di conciliare rigore scientifico e impatto sociale, offrendo un paradigma replicabile in altre realtà territoriali, soprattutto in un Paese che vede crescere la quota di popolazione anziana con fragilità cardiovascolari.Articolo Precedente
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