“Il corpo della lingua”: l’Università di Bologna al centro di ART CITY Bologna 2026
04/02/2026
Un itinerario che intreccia arte contemporanea, sapere accademico e dimensione sensibile della conoscenza attraversa l’Università di Bologna e alcuni dei suoi luoghi più emblematici. È lo Special Program “Il corpo della lingua”, curato da Caterina Molteni, fulcro concettuale di ART CITY Bologna 2026. Dal 5 all’8 febbraio, l’Ateneo apre spazi storici e sedi meno consuete al pubblico, invitando artiste e artisti a interrogare il sapere non come costruzione astratta, ma come esperienza incarnata, attraversata da gesti, voci, presenze e tecnologie.
L’operazione si inserisce in una lunga tradizione di dialogo tra l’Università di Bologna e la città, ma ne rinnova profondamente il linguaggio. I luoghi non sono semplici cornici espositive: diventano dispositivi narrativi che partecipano attivamente alla costruzione di senso, offrendo nuove chiavi di lettura della storia accademica, architettonica e politica dell’Alma Mater.
Spazi universitari come dispositivi di conoscenza
Il percorso coinvolge ambienti carichi di memoria e significato: l’Aula “Alessandro Ghigi” dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. A questi si affianca il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, luogo simbolo della trasmissione del sapere attraverso il corpo.
Le opere, appositamente commissionate o riallestite per l’occasione, instaurano un dialogo diretto con questi spazi, attivando letture inedite e mettendo in tensione l’idea stessa di autorità accademica. Le artiste e gli artisti coinvolti – giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato – propongono modelli alternativi di produzione e trasmissione del sapere, interrogando anche le nuove forme di intelligenza e le infrastrutture che le sostengono.
Conoscenza come esperienza corporea e relazionale
Il titolo del progetto trae ispirazione dall’omonimo testo di Giorgio Agamben, che descrive il linguaggio come un corpo vivo, instabile, in continuo movimento. In questa prospettiva, la conoscenza non è mai neutra o disincarnata: prende forma nella voce, nei gesti, nelle relazioni, nelle pratiche quotidiane. ART CITY Bologna 2026 esplora proprio questa dimensione, ponendo la formazione e l’insegnamento all’interno di un universo fisiologico e sensibile, lontano dalla sola astrazione teorica.
Come sottolinea il Rettore Giovanni Molari, gli interventi artistici mostrano come la creazione e la trasmissione del sapere siano esperienze concrete, radicate nell’umanità, capaci di offrire nuove occasioni di riflessione sui processi educativi e sulla natura dei luoghi della formazione.
Sabato 7 febbraio sono previste visite guidate gratuite, su iscrizione, negli spazi coinvolti, mentre il Museo di Palazzo Poggi sarà aperto straordinariamente con ingresso libero durante i giorni di ART CITY, fino alla sera della White Night. Un invito a scoprire un volto diverso dell’Università: non solo istituzione storica, ma organismo vivo, attraversato da linguaggi, corpi e domande che continuano a ridefinire il senso stesso del sapere.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to