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Burnout genitoriale, uno studio dell’Università di Bologna accende i riflettori su un fenomeno ancora poco riconosciuto

30/03/2026

Burnout genitoriale, uno studio dell’Università di Bologna accende i riflettori su un fenomeno ancora poco riconosciuto

Si è concluso il progetto di ricerca “Focus on parents: antecedents, trajectories and role differences in parental burnout”, coordinato dalle professoresse Federica Andrei ed Elena Trombini del Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari” dell’Università di Bologna e finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi PNRR – NextGenerationEU. Due anni di lavoro che hanno portato a risultati rilevanti su un tema ancora poco indagato nel contesto italiano: il burnout genitoriale, una condizione clinica distinta sia dallo stress legato alla genitorialità sia dal burnout lavorativo.

Lo studio ha coinvolto tre diversi campioni di genitori con figli tra 0 e 18 anni, selezionati attraverso scuole, servizi di salute mentale e la coorte dello studio NINFEA. L’obiettivo era costruire un quadro solido, sia sul piano scientifico sia su quello epidemiologico, capace di descrivere la diffusione del fenomeno, le sue caratteristiche e le possibili traiettorie nel tempo.

Un fenomeno complesso tra esaurimento e distacco emotivo

Il burnout genitoriale si manifesta con una combinazione di segnali che vanno oltre la normale fatica quotidiana: esaurimento emotivo e fisico legato al ruolo, distacco nei confronti dei figli, perdita di soddisfazione nell’essere genitore e una frattura nella percezione di sé. Elementi che, secondo quanto emerso dalla ricerca, possono presentarsi anche in contesti privi di difficoltà economiche evidenti.

Durante il convegno “Genitorialità contemporanee: voci in dialogo”, organizzato a Bologna per presentare i risultati, è stato sottolineato come fattori interni – tra cui perfezionismo e carico mentale – incidano in maniera significativa sull’insorgenza del fenomeno. I dati mostrano inoltre una differenza costante tra madri e padri, con livelli più elevati registrati tra le madri, e una certa stabilità del burnout nel tempo in assenza di interventi mirati.

Padri, madri e primi mille giorni: le differenze emergenti

Una parte della ricerca ha approfondito il burnout paterno, evidenziando la natura relazionale del fenomeno. Gli studiosi dell’Università di Palermo hanno messo in luce il peso della dinamica di coppia e del ruolo coparentale, indicando come il supporto reciproco tra partner possa influire sulla gestione delle difficoltà.

Particolarmente significativo anche il contributo dell’Università di Torino, che ha analizzato i dati della coorte NINFEA focalizzandosi sulle madri nei primi mille giorni di vita del bambino. In questa fase emergono già segnali di vulnerabilità, legati a variabili sociodemografiche, caratteristiche personali e qualità dell’interazione madre-figlio. Si tratta di un passaggio cruciale, perché suggerisce la possibilità di intervenire in modo precoce, prima che il disagio si strutturi.

Scuola, sanità e servizi: una rete per intercettare il disagio

Il confronto sviluppato durante il convegno ha messo in evidenza la necessità di un approccio integrato. Psicologi, pedagogisti, pediatri, neuropsichiatri infantili ed educatori hanno condiviso l’urgenza di costruire strumenti capaci di intercettare precocemente i segnali di burnout. In questo quadro, il ruolo del pediatra è stato indicato come particolarmente rilevante, in quanto figura di riferimento per le famiglie nei primi anni di vita del bambino.

Accanto al sistema sanitario, anche i servizi educativi possono svolgere una funzione decisiva. Esperienze come quella dei Poli Millegiorni, rete di centri dedicati alla fascia 0-6 anni, dimostrano come sia possibile affiancare i genitori con percorsi di supporto concreti e continuativi. Allo stesso modo, le strategie psicopedagogiche applicate nei servizi per l’infanzia contribuiscono a creare contesti più consapevoli e accoglienti.

Genitorialità contemporanea tra cambiamenti sociali e nuovi bisogni

La sessione conclusiva ha allargato lo sguardo all’intero ciclo di vita, affrontando anche le complessità legate all’adolescenza, fase in cui emergono nuove forme di fatica relazionale e ridefinizione dei ruoli. Parallelamente, è stata valorizzata la lettura dialogica condivisa come pratica capace di sostenere lo sviluppo del bambino e, indirettamente, di rafforzare le competenze genitoriali.

Uno spazio di riflessione è stato dedicato anche alla dimensione più profonda della genitorialità, con un’analisi psicoanalitica che ha messo in luce il peso delle storie familiari e delle trasformazioni sociali. I gruppi di confronto tra genitori, come “Essere Genitori” e “Il Faro”, rappresentano in questo senso luoghi in cui elaborare esperienze, fragilità e aspettative.

Il progetto coordinato dall’Alma Mater restituisce un quadro articolato e apre prospettive operative chiare: riconoscere il burnout genitoriale, misurarlo con strumenti validati e costruire risposte che tengano insieme ricerca, servizi e comunità. Un passaggio necessario per affrontare una dimensione della vita quotidiana che, pur restando spesso invisibile, incide in modo profondo sull’equilibrio delle famiglie e sul benessere collettivo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.