Bologna testa l’IA per rendere la partecipazione più accessibile: al via il percorso iDEM
25/02/2026
A Bologna è partito un percorso deliberativo che prova a spostare il baricentro della partecipazione: non chiedere alle persone di “adattarsi” a linguaggi e procedure, ma riprogettare linguaggi e procedure perché siano davvero attraversabili da tutte e tutti. Dal 21 febbraio, nell’ambito del progetto europeo di ricerca iDEM – Innovative and Inclusive Democratic Spaces for Deliberation and Participation, prende forma una sperimentazione che mette insieme inclusione, diritti e tecnologia, con una domanda implicita che pesa più di molte dichiarazioni: chi resta fuori quando la democrazia parla difficile?
L’iniziativa è promossa da ActionAid Italia e dal mondo Anffas (Nazionale e Bologna), insieme alla Cooperativa Sociale Bologna Integrazione, con il supporto del Comune di Bologna. Il lavoro si sviluppa in sei incontri di confronto e proposta, coinvolgendo persone con disabilità intellettive e persone con origini linguistiche diverse, chiamate a elaborare raccomandazioni per rendere più accessibili le Assemblee civiche delle Case di Quartiere.
Dal diritto all’ascolto al diritto alla comprensione
Le deleghe comunali alle Case di Quartiere, alle nuove cittadinanze e alle disabilità collocano il progetto su un terreno preciso: ripensare la partecipazione “a partire dalle differenze”, riconoscendo che molte esclusioni non sono rumorose, non lasciano tracce evidenti, ma lavorano in silenzio attraverso barriere linguistiche, abiliste e culturali. Il punto non è soltanto garantire un posto in sala, ma garantire dignità di voce e di ascolto: poter capire, intervenire, scegliere, dissentire.
È qui che la cornice delle linee guida iDEM diventa sostanza operativa. Le Assemblee civiche e le Case di Quartiere, se vogliono essere spazi di deliberazione e non semplici contenitori, devono interrogarsi su come vengono scritti gli avvisi, come si presentano i temi, quale livello di complessità si dà per scontato, quanto tempo si concede per orientarsi, che tipo di mediazione linguistica e cognitiva è prevista.
Un’app che “traduce” il burocratese: il test sul campo
Durante gli incontri i partecipanti sperimentano un’applicazione basata sull’intelligenza artificiale progettata per trasformare testi complessi in versioni più accessibili, attraverso il linguaggio semplice. L’ambizione è concreta: ridurre la distanza tra amministrazione e cittadinanza intervenendo sulla materia prima della partecipazione, cioè le informazioni.
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del problema: in Europa si stimano circa 6 milioni di persone con difficoltà di lettura, scrittura e comprensione che incidono sulla possibilità di partecipare pienamente alla vita pubblica; su scala globale la stima supera 90 milioni. Il lavoro italiano, in parallelo con la sperimentazione in corso in Spagna, prova a colmare questo divario con un’azione mirata sulla semplificazione del linguaggio amministrativo.
Anffas richiama un principio già scolpito nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità: l’accessibilità non riguarda soltanto rampe e ascensori, riguarda anche il modo in cui un’informazione viene costruita e resa fruibile. Rendere i contenuti “facili da leggere” significa aumentare autonomia, possibilità di scelta, partecipazione effettiva. ActionAid, dal canto suo, misura l’equità democratica sulla capacità di rappresentare davvero tutte le collettività, partendo da una domanda che non dovrebbe mai mancare in un processo pubblico: chi manca?
Il cantiere europeo: tecnologia, ricerca e modelli di intervento
iDEM è un consorzio interdisciplinare finanziato da Horizon Europe, guidato dall’Università Pompeu Fabra di Barcellona, con 12 partner in Europa. Il progetto sviluppa strumenti basati su Natural Language Processing (NLP) per semplificare documenti burocratici e testare modelli multilingue, affiancando alla componente tecnologica un lavoro di analisi sul campo per capire dove e perché la partecipazione si inceppa. In Italia il progetto è curato da ActionAid International Italia E.T.S. e Anffas Nazionale ETS/APS.
Se la sperimentazione reggerà la prova della realtà, l’effetto più interessante potrebbe essere un cambio di metodo: portare l’accessibilità dall’eccezione alla regola, e trattare il linguaggio amministrativo come infrastruttura democratica, non come dettaglio redazionale.
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