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Bologna ricorda i martiri di Fossoli: tre nuove pietre d’inciampo per Mazzoli, Biagini e Giovanelli

31/03/2026

Bologna ricorda i martiri di Fossoli: tre nuove pietre d’inciampo per Mazzoli, Biagini e Giovanelli

Bologna ha rinnovato oggi il proprio legame con una delle pagine più dolorose della deportazione e della repressione nazifascista, attraverso una cerimonia che ha restituito nome, luogo e memoria a tre cittadini bolognesi uccisi nella strage del Poligono di Tiro di Cibeno, avvenuta il 12 luglio 1944. In quella data, le SS fucilarono 67 internati prelevati dal Campo di polizia e transito di Fossoli, trasformando un’eccidio pianificato in uno dei simboli più tragici della violenza esercitata contro oppositori politici, antifascisti e deportati.

La città ha scelto di ricordare Armando Mazzoli, Primo Biagini ed Emanuele Giovanelli con tre nuove pietre d’inciampo, collocate davanti alle loro abitazioni. Si tratta di un gesto misurato, essenziale, e proprio per questo capace di incidere con forza nella coscienza collettiva: riportare la memoria nello spazio quotidiano, nei marciapiedi attraversati ogni giorno, nei quartieri abitati, nei luoghi che furono parte della vita ordinaria di uomini poi travolti dalla brutalità della guerra e della persecuzione.

Tre luoghi della città trasformati in presìdi di memoria

Le pietre d’inciampo, realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig, non sono semplici targhe commemorative. La loro presenza obbliga a fermarsi, a leggere, a interrogarsi. Rendono visibile ciò che il tempo rischia di allontanare, cioè il fatto che le vittime della deportazione avevano un indirizzo, una casa, una biografia precisa, relazioni, abitudini, una comunità di appartenenza. La memoria, in questo modo, smette di essere soltanto una categoria storica e torna a essere esperienza civile concreta.

In via Rimesse 12 è stata posata la pietra dedicata ad Armando Mazzoli. Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore Daniele Ara, il presidente del Quartiere San Donato-San Vitale Andrea Serra, la presidente della Fondazione Fossoli Manuela Ghizzoni e la classe 3E della scuola secondaria di primo grado Jacopo della Quercia. In via Francesco Rocchi è stata invece deposta la pietra in memoria di Primo Biagini, alla presenza delle stesse autorità cittadine e della classe 1B della scuola secondaria di primo grado Guido Reni. Infine, in viale Oriani 26, è stata collocata la pietra dedicata a Emanuele Giovanelli, con la partecipazione dell’assessore Ara, della presidente del Quartiere Santo Stefano Rosa Maria Amorevole, della presidente della Fondazione Fossoli e di una classe dell’Istituto Comprensivo 21.

Il valore civile di una memoria affidata anche alle scuole

Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa riguarda proprio la presenza degli studenti. Coinvolgere le scuole in momenti come questo significa evitare che la memoria della deportazione si riduca a un patrimonio rituale riservato alle sole ricorrenze ufficiali. La storia, quando entra nei quartieri e incontra i ragazzi, torna a essere una materia viva, capace di suscitare domande e responsabilità. Il ricordo dei 67 martiri di Fossoli acquista così una dimensione educativa concreta, che parla alle nuove generazioni con la forza dei fatti e con il rigore della testimonianza.

Il progetto “Pietre d’Inciampo per i 67 martiri di Fossoli”, promosso dalla Fondazione Fossoli di Carpi e da Aned, l’Associazione Nazionale Ex Deportati, si muove in questa direzione. Non punta soltanto a commemorare, ma a ricostruire una trama di consapevolezza pubblica attorno a nomi che rischierebbero di restare confinati nelle pagine degli archivi o nelle celebrazioni istituzionali. Restituire quei nomi alla città significa ribadire che la violenza nazista colpì persone reali, appartenenti a famiglie e comunità precise, e che il dovere del ricordo riguarda l’intera collettività.

Le pietre d’inciampo come segno permanente contro l’oblio

Le pietre d’inciampo hanno la capacità rara di unire raccoglimento individuale e coscienza pubblica. Non impongono monumentalità, non cercano solennità retorica, e proprio per questo parlano con maggiore nitidezza. Chi passa davanti a quei sampietrini incastonati nella strada incontra una presenza discreta ma tenace, che sottrae le vittime all’anonimato e restituisce loro una collocazione precisa nella geografia urbana.

Nella Bologna di oggi, la posa delle pietre dedicate a Mazzoli, Biagini e Giovanelli rappresenta dunque molto più di un omaggio. È un’assunzione di responsabilità da parte della città, delle istituzioni, delle scuole e delle realtà culturali coinvolte. Ricordare i tre caduti bolognesi della strage di Cibeno significa custodire una memoria che appartiene al passato, ma che continua a interrogare il presente, soprattutto quando il rischio dell’indifferenza e della semplificazione rende ancora più necessario un lavoro pubblico serio, sobrio e continuativo sulla storia.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.