Bologna, l’olio del Giardino della Memoria per custodire il ricordo delle stragi mafiose
31/03/2026
Ci sono gesti istituzionali che, pur nella loro sobrietà, riescono a trasmettere un significato profondo, perché tengono insieme memoria, responsabilità pubblica e coscienza civile. La consegna dell’olio prodotto presso il Giardino della Memoria di Capaci all’Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, si inserisce in questa dimensione: un atto simbolico, ma tutt’altro che formale, che richiama il sacrificio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta uccisi nelle stragi mafiose del 1992, e lo riporta nel presente con una forza che va oltre la cerimonia.
Nell’anno in cui ricorre il trentaquattresimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, il Questore di Bologna, Gaetano Bonaccorso, ha voluto consegnare personalmente l’olio proveniente da quel luogo segnato dal dolore e trasformato, con intelligenza civile, in uno spazio di memoria attiva. Il Giardino della Memoria sorge infatti nei pressi del punto in cui si consumò la strage di Capaci ed è stato arricchito dalla piantumazione di ulivi dedicati alle vittime, nell’ambito del progetto “Laboratorio Giardino della Memoria”.
Un simbolo che unisce memoria civile e valore spirituale
L’olio consegnato alle diocesi italiane dalle diverse Questure assume un valore che si muove su più piani. Da una parte c’è il richiamo immediato alla terra ferita dalla violenza mafiosa, dall’altra emerge l’idea di una trasformazione possibile: da un luogo segnato dalla distruzione nasce infatti un prodotto destinato a un uso liturgico, quindi a un contesto che parla di comunità, cura, continuità e speranza.
Nel caso di Bologna, il dono è stato affidato al cardinale Zuppi perché venga destinato alle diocesi di Bologna e Imola, dove sarà consacrato durante la messa crismale e poi utilizzato nel corso dell’anno liturgico. È proprio in questo passaggio che il gesto acquista una particolare intensità. La memoria delle vittime delle mafie esce dal perimetro della commemorazione pubblica e trova spazio nella vita concreta delle comunità religiose, entrando in un tempo lungo, fatto di ricorrenze, riti e partecipazione collettiva.
Il messaggio delle istituzioni contro l’oblio
La presenza della Polizia di Stato in un’iniziativa di questo tipo conferma quanto il contrasto alle mafie non appartenga soltanto al terreno investigativo e repressivo, pur essenziale, ma richieda anche un lavoro costante sul piano culturale. Ricordare Falcone e Borsellino significa certamente onorare due figure centrali della storia repubblicana, magistrati che hanno cambiato il modo di leggere i fenomeni mafiosi e di combatterli con rigore giuridico, lucidità investigativa e coraggio personale. Significa anche riconoscere il tributo pagato dagli uomini e dalle donne delle scorte, troppo spesso evocati in modo sbrigativo, benché abbiano condiviso fino all’ultimo il rischio e il destino dei magistrati che proteggevano.
Attraverso la consegna dell’olio del Giardino della Memoria, le istituzioni riaffermano che il contrasto alla criminalità organizzata passa anche dalla costruzione di segni riconoscibili, capaci di parlare ai cittadini senza retorica. L’ulivo, per sua natura, richiama radicamento, durata, pace, resistenza. Inserito in questo contesto, diventa il contrario della logica mafiosa, che si alimenta di paura, sopraffazione e cancellazione della dignità altrui.
Da Capaci a Bologna, una memoria che resta viva
Il valore di questa iniziativa sta anche nel collegamento tra territori diversi, uniti da una stessa responsabilità morale. Capaci non è soltanto un luogo della Sicilia; è una ferita nazionale, una pagina che appartiene all’intero Paese. Portare a Bologna l’olio prodotto in quel giardino significa riconoscere che la memoria delle stragi mafiose non può essere confinata alla data dell’anniversario o alla geografia in cui quei delitti sono avvenuti. Deve restare viva nei gesti pubblici, nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi di culto, nella coscienza quotidiana di una comunità democratica.
In questa prospettiva, la consegna all’Arcivescovo assume un significato che va oltre il protocollo: è il segno di una alleanza civile che mette al centro il ricordo delle vittime e la trasmissione di un’eredità etica alle generazioni più giovani. L’Italia continua ad avere bisogno di simboli che sappiano parlare con semplicità, senza perdere profondità. L’olio del Giardino della Memoria appartiene a questa categoria: nasce da una terra resa sacra dal sacrificio di servitori dello Stato e continua il suo cammino come testimonianza concreta di memoria, giustizia e responsabilità condivisa.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to