Blockchain e fiducia, il progetto TruMaN dell’Università di Bologna ridefinisce il dibattito
15/04/2026
La blockchain viene spesso raccontata come una tecnologia capace di funzionare senza fiducia. È uno dei suoi argomenti più citati: un’infrastruttura digitale costruita per registrare dati in modo sicuro, trasparente e non alterabile, affidando la validazione delle informazioni a meccanismi condivisi e non a un’autorità centrale. Eppure, osservata da vicino, questa promessa apre una questione più interessante della formula che la sintetizza. Perché anche nei sistemi che dichiarano di poter fare a meno della fiducia, la fiducia continua a esistere, cambia forma, si sposta, si distribuisce.
Su questo nodo si è concentrato il progetto PRIN TruMaN, acronimo di Trust Machines for TrustlessNess, al centro di un workshop ospitato dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna. Il lavoro dei ricercatori ha affrontato uno dei temi più delicati dell’attuale trasformazione digitale: comprendere in che modo gli ecosistemi blockchain riorganizzino i rapporti tra tecnologia, governance e relazioni sociali, producendo nuove modalità di coordinamento in ambienti decentralizzati.
La fiducia non scompare: cambia architettura
Il punto di partenza della ricerca è netto e, insieme, controintuitivo solo in apparenza. Nei sistemi blockchain la fiducia non viene cancellata; viene piuttosto riconfigurata. Non si concentra più esclusivamente in un soggetto centrale, ma si distribuisce tra protocolli, regole di consenso, comunità di utenti, sviluppatori, piattaforme e istituzioni che intervengono nella costruzione e nella tenuta dell’ecosistema.
È un passaggio che modifica anche il lessico con cui la blockchain viene solitamente interpretata. Parlare di tecnologia “trustless” rischia infatti di semplificare un quadro più articolato, nel quale la dimensione tecnica non sostituisce quella relazionale, ma la riorganizza. I protocolli non eliminano la necessità di credere nel corretto funzionamento del sistema; definiscono piuttosto nuovi punti di affidamento, nuove soglie di legittimazione e nuove forme di coordinamento tra soggetti che operano in contesti complessi.
Da qui emerge uno degli aspetti più rilevanti del progetto: la fiducia, negli ambienti blockchain, assume una natura ibrida. Si intrecciano componenti tecnologiche, legate alla robustezza dell’infrastruttura; istituzionali, connesse alle regole e agli assetti di governance; relazionali, che riguardano gli attori coinvolti, la reputazione, la partecipazione e la qualità delle interazioni all’interno delle comunità digitali.
Il contributo del progetto TruMaN tra ricerca e regolazione
Il progetto è stato sviluppato da un gruppo di ricerca che ha coinvolto l’Alma Mater, l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Università del Molise. L’obiettivo non era soltanto descrivere il funzionamento dei sistemi blockchain, ma offrire strumenti interpretativi utili anche sul piano applicativo, in una fase in cui le tecnologie distribuite entrano con maggiore forza nei processi economici e organizzativi.
Come ha spiegato Elisa Villani, professoressa del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e responsabile del gruppo di ricerca dell’Alma Mater, i risultati ottenuti producono effetti che vanno oltre il dibattito teorico. Le analisi sviluppate nel progetto aiutano infatti a leggere in modo più preciso la progettazione e la regolazione degli ecosistemi digitali contemporanei, mostrando come le infrastrutture tecnologiche possano diventare leve di coordinamento in contesti decentralizzati, dove la complessità non viene ridotta ma governata attraverso nuovi equilibri.
Il tema acquista peso anche alla luce delle tensioni che attraversano molti ecosistemi blockchain. Apertura, trasparenza e controllo convivono spesso in modo problematico, generando assetti che richiedono un continuo lavoro di bilanciamento. È proprio in questi spazi di frizione che la fiducia torna a imporsi come categoria interpretativa decisiva: non come residuo del passato, ma come componente strutturale di architetture digitali che, pur nate per redistribuire il potere, devono comunque garantire affidabilità, continuità e legittimazione.
In questa prospettiva, il progetto TruMaN offre una chiave di lettura utile anche per il dibattito internazionale su tecnologia e fiducia. Il suo contributo sta nell’aver mostrato che l’innovazione digitale, quando tocca sistemi complessi e decentralizzati, non sostituisce le dinamiche sociali con automatismi puramente tecnici; le ricompone, le traduce in nuove strutture, le sottopone a regole che chiedono di essere comprese prima ancora che celebrate. Ed è proprio su questo terreno che si gioca una parte importante dello sviluppo di sistemi digitali più affidabili, inclusivi e responsabili.
La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto PRIN 2022 “Trust Machines for TrustlessNess (TruMaN): The Impact of Distributed Trust on the Configuration of Blockchain Ecosystems”, codice progetto 2022F5CLN2_002, CUP J53D23004490006, con finanziamento collegato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4, Componente 2, Investimento 1.1, dedicato al Fondo per il Programma Nazionale di Ricerca e ai Progetti di Rilevante Interesse Nazionale.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.