Parlamenti, democrazia e IA: Bologna mette a fuoco la nuova frontiera istituzionale
26/01/2026
L’intelligenza artificiale ha già cambiato il modo in cui si produce informazione, si analizzano dati, si scrivono testi. La domanda, ora, è più delicata: cosa succede quando gli stessi strumenti entrano nei luoghi dove si decide, si legifera, si controlla l’operato del governo? È attorno a questo nodo che venerdì 23 gennaio 2026, all’Università di Bologna, si è svolto il convegno “Parlamenti | Democrazia | Intelligenza Artificiale” (Aula B, Complesso Belmeloro, via Andreatta 8), dedicato al ruolo trasformativo dell’IA negli spazi, nelle procedure e persino nelle categorie mentali della democrazia rappresentativa.
Il punto di equilibrio: efficienza senza cedere sovranità decisionale
L’idea di usare l’IA come supporto ai lavori parlamentari nasce da esigenze concrete: orientarsi tra montagne di documenti, ricostruire genealogie normative, verificare coerenze, valutare impatti. Ma l’efficienza, da sola, non basta a rendere legittimo un passaggio tecnologico di questa portata. Nel convegno bolognese il tema è stato posto in termini chiari: se l’IA entra in Parlamento, deve farlo senza intaccare i pilastri che tengono in piedi la decisione democratica — autonomia del decisore, spiegabilità dei risultati, trasparenza di modelli e dati, tracciabilità delle procedure — perché è lì che si misura la distanza tra un assistente utile e un dispositivo opaco che condiziona.
Al centro della mattinata, la Lectio Magistralis dell’on. Anna Ascani, vicepresidente della Camera e presidente del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione: una scelta coerente, visto che la documentazione è la “catena di montaggio” silenziosa del lavoro parlamentare, dove la qualità delle fonti e la loro accessibilità incidono, nel concreto, su leggi e controlli.
Dalla “manifestazione di interesse” ai prototipi: tre progetti e un metodo
Un passaggio chiave richiamato nel programma riguarda la Manifestazione di interesse promossa dalla Camera dei Deputati tra 2023 e 2024, rivolta a università, centri di ricerca, giovani studiosi e start-up: un percorso che ha portato alla selezione di tre proposte e alla costruzione di prototipi ora in sperimentazione.
I progetti presentati al convegno — Legislab (Politecnico di Milano), DepuChat (Università di Firenze e Roma Tre) e GENAI4LEX-B, coordinato da Alma-AI dell’Università di Bologna — fotografano un cambio di paradigma: non “l’IA in astratto”, ma strumenti disegnati su processi reali, con attenzione a vincoli giuridici, standard documentali e bisogni degli uffici.
Su GENAI4LEX-B, in particolare, pesa anche la dimensione consortile: università, CNR e start-up coinvolte, a conferma di un approccio che pretende competenze ibride, dal diritto alla modellazione dei testi, dalla linguistica alla sicurezza.
Ricerca, infrastrutture, tutela europea: il perimetro si allarga
Il convegno ha portato sul tavolo anche i risultati di altri progetti coordinati dalla prof.ssa Monica Palmirani, tra cui SLOTS (PRIN2022) e l’ERC Advanced Grant HyperModeLex, che spingono la discussione oltre l’emergenza del “tool”, verso un problema più strutturale: come rendere il diritto comprensibile alle macchine senza impoverirne complessità, garanzie e contesto.
A completare il quadro, il ruolo delle infrastrutture: l’intervento legato a CINECA è stato richiamato come condizione abilitante per passare dalle idee ai prototipi, perché senza capacità di calcolo, dati ben organizzati e ambienti di test, la sperimentazione resta un esercizio teorico.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to