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Indagine partita da una segnalazione su TikTok: indagato un cittadino maliano nel bolognese

13/03/2026

Indagine partita da una segnalazione su TikTok: indagato un cittadino maliano nel bolognese

La rete è diventata uno spazio pubblico dove parole, immagini e messaggi possono diffondersi con una velocità difficile da controllare. Quando il linguaggio assume toni violenti o richiami ideologici radicali, la dimensione virtuale smette di essere soltanto un luogo di confronto e si trasforma in un terreno di potenziale rischio per la sicurezza. È in questo contesto che si inserisce l’indagine condotta dalla Polizia di Stato a Bologna, un intervento nato dalla segnalazione di contenuti considerati particolarmente allarmanti pubblicati su TikTok.

La vicenda riguarda un cittadino maliano, maggiorenne e residente nella provincia bolognese, denunciato in stato di libertà con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dall’uso di strumenti informatici. L’attività investigativa è stata condotta dalla DIGOS della Questura di Bologna insieme al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Emilia-Romagna, specializzato nell’analisi delle minacce che si sviluppano negli ambienti digitali.

L’indagine partita da una segnalazione su TikTok

L’episodio ha avuto origine dalla segnalazione di un utente del social network TikTok che aveva notato la presenza di alcuni video dai contenuti particolarmente aggressivi e intimidatori. I filmati, diffusi attraverso un profilo seguito da oltre centomila utenti, mostravano un linguaggio che ha immediatamente attirato l’attenzione degli investigatori.

Attraverso i primi accertamenti tecnici è stato possibile identificare l’utilizzatore dell’account. Le verifiche hanno portato all’emissione di un decreto di perquisizione personale, locale e informatica, eseguito dagli agenti della DIGOS con il supporto degli specialisti della sicurezza cibernetica.

Nei video acquisiti dagli investigatori l’indagato si esprimeva in un dialetto africano e pronunciava frasi dal tono esplicitamente minaccioso. In diversi passaggi manifestava la volontà di uccidere un altro utente della stessa piattaforma e invitava i propri follower ad agire nello stesso modo.

Contenuti estremisti e retorica jihadista nei filmati

Uno degli elementi ritenuti più significativi nel quadro investigativo riguarda il contesto ideologico evocato nei messaggi pubblicati online. Nei video comparivano riferimenti religiosi utilizzati con una chiave interpretativa radicale, accompagnati da espressioni riconducibili alla retorica jihadista.

Tra i contenuti analizzati dagli investigatori compare anche un passaggio in cui l’autore del profilo prometteva il cosiddetto “paradiso con le 72 vergini” come ricompensa per chi avesse compiuto l’omicidio di un altro utente della piattaforma, colpevole – secondo l’indagato – di aver espresso critiche nei confronti dei matrimoni precoci.

Un linguaggio di questo tipo, diffuso attraverso un account con un numero rilevante di follower, rappresenta un fattore di particolare attenzione per le autorità investigative, soprattutto quando il messaggio assume la forma di un invito diretto alla violenza.

Le verifiche sulla rete relazionale del profilo

L’operazione svolta dalla DIGOS e dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica non si è fermata alla denuncia. Gli investigatori stanno proseguendo l’attività di analisi per comprendere il contesto nel quale il profilo operava e per verificare eventuali contatti o relazioni con altri utenti che possano aver condiviso o amplificato i contenuti diffusi online.

Le indagini mirano a chiarire se il materiale pubblicato rappresenti un caso isolato oppure se sia collegato a circuiti più ampi di propaganda o radicalizzazione digitale. La diffusione di messaggi estremisti attraverso piattaforme social costituisce infatti uno degli ambiti più delicati per le forze di polizia specializzate nella sicurezza informatica.

La posizione dell’uomo resta al momento quella di indagato. Secondo i principi dell’ordinamento giuridico italiano, la persona coinvolta deve essere considerata innocente fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to