Meglio rimorsi che rimpianti: un principio di vita che invita al coraggio, alla presenza e alla responsabilità personale
di Redazione
17/11/2025
Quando si sente pronunciare l’espressione meglio rimorsi che rimpianti, si percepisce subito un’eco particolare, quasi come se quelle parole portassero con sé un invito discreto ma potente a vivere con maggior presenza, ad assumersi il rischio delle scelte, ad accettare la possibilità di sbagliare pur di non rinunciare a ciò che potrebbe renderci più completi. Non è un motto da incidere su un muro per sentirsi forti, bensì una considerazione che affiora nelle giornate in cui l’alternativa non è tra il successo e il fallimento, ma tra il tentativo e l’abbandono silenzioso di un desiderio che non trova spazio per emergere.
Chi riflette su questa frase si accorge presto che non parla del bisogno di azioni avventate o di gesti impulsivi, perché la sua essenza risiede altrove: nella consapevolezza che la vita acquisisce un sapore diverso quando si accetta di fare un passo anche senza garanzie, decidendo di vivere esperienze che potrebbero ferire ma che, al tempo stesso, hanno il potere di aprire orizzonti inaspettati.
Il rimorso come conseguenza delle proprie scelte
Il rimorso nasce soprattutto quando ci si accorge di aver compiuto una scelta che ha causato un esito che avremmo preferito evitare, oppure quando ci rendiamo conto di non aver agito con la sensibilità necessaria in un momento delicato. Nonostante la sua fama negativa, il rimorso contiene un seme prezioso: rivela che abbiamo osato, che ci siamo esposti, che abbiamo provato a vivere con autenticità anche a costo di sbagliare.
Molte persone raccontano come proprio un rimorso abbia insegnato loro lezioni decisive per maturare, come un errore abbia affinato la capacità di leggere le situazioni, di capire gli altri, di riconoscere i propri limiti. Il rimorso pesa perché ci obbliga a guardarci allo specchio, e in questo specchio non sempre vediamo ciò che ci aspettavamo; eppure è proprio questa immagine imperfetta a generare un movimento nuovo, più consapevole.
Il rimpianto come mancanza che non trova una risposta
Il rimpianto, invece, ha una natura diversa: non deriva da ciò che abbiamo fatto, ma da ciò che non abbiamo avuto il coraggio o la lucidità di fare. È un sentimento silenzioso, sottile, che si manifesta spesso nei momenti più calmi, quando la mente si lascia attraversare dai pensieri senza barriere. Il rimpianto porta con sé la sensazione di una porta non aperta, di una possibilità lasciata a metà, di una strada che non abbiamo percorso per timore di perdere qualcosa o per la paura del giudizio.
Chi convive con i rimpianti descrive spesso una sensazione più amara rispetto al rimorso, perché non esiste un episodio su cui riflettere, nessun errore da correggere, nessuna esperienza da cui trarre insegnamento: resta solo un vuoto difficile da colmare, una sorta di piega interna che non si distende più. L’assenza di azione impedisce qualsiasi trasformazione, e questo peso continua ad agire in sottofondo, come un richiamo che non trova risposta.
La differenza tra vivere e osservare la propria vita da lontano
L’idea secondo cui meglio rimorsi che rimpianti trova forza proprio nel confronto tra queste due esperienze emotive. Il rimorso fa parte della vita attiva, di chi sceglie, tenta, affronta; il rimpianto appartiene a chi resta troppo spesso sulla soglia, osservando ciò che accade come se la propria storia fosse qualcosa di esterno, senza prendersi la libertà di entrare in scena.
Vivere significa accettare la possibilità della caduta, del fraintendimento, dell’esito imprevisto. Non si può chiedere alla vita di essere generosa quando la si affronta a metà, trattenendo le decisioni più importanti. Il rimpianto nasce proprio da questo trattenersi costante, da una prudenza che non protegge davvero, ma sottrae opportunità.
Il coraggio di scegliere senza la pretesa di un risultato garantito
Molti evitano di agire perché temono di trovarsi a gestire un rimorso. L’idea di aver sbagliato, di aver ferito qualcuno, di aver compromesso una situazione li paralizza. Eppure, chi vive davvero comprende che l’esistenza non offre quasi mai certezze prima delle scelte; è la scelta stessa a generare nuovi percorsi, a volte luminosi, altre volte tortuosi.
Il coraggio, in questo contesto, non riguarda la ricerca di imprese eccezionali, ma la capacità di assumersi il rischio più umano e più vicino alla quotidianità: dichiarare un sentimento, cambiare città, iniziare un nuovo lavoro, affrontare una discussione, chiudere un rapporto che non dà più spazio alla crescita, imparare una competenza che sembra fuori portata. Ogni passo di questo tipo può portare con sé un rimorso, ma può anche evitare un rimpianto destinato a durare molto più a lungo.
Le scelte che definiscono un percorso personale
Accettare la possibilità del rimorso significa accettare la responsabilità del proprio cammino. La vita di ciascuno è costruita sulla base di scelte minute e scelte decisive: alcune influenzano il presente immediato, altre modificano la direzione di un’intera esistenza. L’atteggiamento di chi non vuole rimpianti nasce spesso da un senso di fedeltà a se stessi, dal desiderio di vivere un percorso che abbia una continuità tra ciò che si sente e ciò che si fa.
Chi adotta questa filosofia non agisce per impulsività, ma per coerenza interiore: lascia andare situazioni che non rispecchiano più il proprio valore, si avvicina a esperienze che magari fanno paura ma che rispecchiano un bisogno reale. Le scelte fatte in questo modo diventano tappe significative, anche quando si rivelano imperfette.
Il rapporto con il tempo e l’impossibilità di tornare indietro
Il rimpianto si nutre del tempo: cresce quando passano i giorni, si intensifica quando l’occasione si allontana, diventa più profondo quando la vita prende strade che non ci consentono di recuperare ciò che abbiamo lasciato andare. Il rimorso, al contrario, può trasformarsi; perde peso se viene elaborato, si attenua quando si comprende ciò che c’è dietro, diventa persino un punto di forza se ci aiuta a evitare errori simili in futuro.
Chi afferma meglio rimorsi che rimpianti ha spesso imparato dalla vita quanto sia complesso convivere con ciò che non può più essere modificato. Una scelta compiuta può essere compresa, spiegata, contestualizzata; una scelta non compiuta resta un enigma, e gli enigmi interiori sono difficili da placare.
Il valore dell’esperienza diretta
La vita trova il suo senso nella varietà delle esperienze, anche di quelle che non si rivelano perfette. Un percorso fatto solo di scelte prudenti rischia di lasciare una sensazione di incompletezza, come se mancassero alcune tessere fondamentali.
Provare, tentare, avvicinarsi a un’idea o a una persona senza la garanzia di un finale positivo permette di accumulare ricordi, insegnamenti e consapevolezze che non potrebbero arrivare in nessun altro modo. Ciò che si vive diventa parte di noi, e anche quando l’esito è doloroso, la vita continua a scorrere con una ricchezza maggiore.
L’importanza del dialogo interiore
Chi si chiede che cosa significhi davvero non voler rimpianti deve imparare ad ascoltare il proprio dialogo interno. Molte volte ci si trova bloccati non per mancanza di desiderio, ma per l’abitudine a mettere da parte ciò che si sente per paura di sembrare imprudenti o emotivamente esposti.
Comprendere ciò che si vuole davvero richiede sincerità, anche nei confronti delle parti più fragili. E quando si arriva a vedere con chiarezza una direzione, diventa più semplice accettare il rischio di un rimorso pur di non lasciare in sospeso ciò che potrebbe trasformare la propria vita.
Vivere con più libertà, senza ricercare il controllo totale
Questa filosofia invita a mettersi in cammino senza aspettarsi che tutto sia controllabile. Nessun percorso personale può essere pianificato con precisione assoluta, e la volontà di prevedere ogni dettaglio finisce spesso per diventare una barriera.
Meglio una decisione presa con onestà che un’attesa interminabile; meglio un passo incerto che un immobilismo mascherato da prudenza; meglio una scelta che lascia il segno che una possibilità rinchiusa nella mente senza trovare mai voce.
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