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Maltodestrine: cosa sono davvero e perché compaiono così spesso negli alimenti e negli integratori

26/11/2025

Maltodestrine: cosa sono davvero e perché compaiono così spesso negli alimenti e negli integratori

Il termine maltodestrine appare con una frequenza sorprendente sulle etichette dei cibi confezionati, degli integratori sportivi e perfino di prodotti che, a prima vista, sembrano lontani dalla tecnologia alimentare. È uno di quei nomi che suonano tecnici, quasi enigmatici, e che per questo spingono molte persone a domandarsi che ruolo svolgano realmente. Comprendere cosa sono le maltodestrine significa osservare più da vicino un ingrediente ampiamente diffuso, utilizzato in contesti diversi e spesso percepito in modi contrastanti: da chi le considera un supporto utile durante lo sport a chi, al contrario, le associa a un eccesso di trasformazione alimentare.
Per comprenderle davvero, però, bisogna partire dal loro profilo più semplice.

Le maltodestrine sono carboidrati complessi ottenuti dall’idrolisi dell’amido. L’amido può provenire dal mais, dalla patata, dal riso o dal frumento, e attraverso un processo controllato viene “spezzato” in catene più corte, che determinano la caratteristica principale delle maltodestrine: una digeribilità molto rapida. Ciò significa che, una volta ingerite, vengono assorbite con facilità e trasformate in energia in tempi relativamente brevi. Non hanno un sapore marcato, spesso sono quasi neutre, e proprio questa loro delicatezza consente ai produttori di inserirle in numerose formulazioni senza alterare il gusto finale.

La loro diffusione nell’industria alimentare nasce da una proprietà pratica: le maltodestrine stabilizzano le miscele, migliorano la consistenza dei prodotti, permettono di ottenere polveri più solubili e facilitano la conservazione di alcuni ingredienti sensibili all’umidità. In preparazioni come creme istantanee, zuppe disidratate, mix per dolci o salse liofilizzate, svolgono il ruolo di “veicolo” invisibile, aiutando a mantenere la struttura e a distribuire uniformemente aromi e principi attivi.
Non sono, dunque, un dolcificante vero e proprio, e non hanno la stessa dolcezza del saccarosio; la loro funzione è più tecnica che gustativa.

Il capitolo forse più noto riguarda invece l’uso delle maltodestrine negli integratori destinati agli sportivi. Questo deriva dal fatto che il corpo, durante un’attività fisica intensa e prolungata, consuma rapidamente le riserve di glicogeno e ha bisogno di un apporto energetico immediato. Le maltodestrine, essendo facilmente assimilabili, offrono una fonte di energia pronta all’uso, senza la rapidità eccessiva degli zuccheri semplici, che rischierebbero di provocare un picco glicemico troppo brusco.
Gli atleti che partecipano a gare di endurance – ciclismo, maratone, triathlon – conoscono bene le bevande o i gel a base di maltodestrine, proprio perché consentono di reintegrare energia in modo costante e graduale. Tuttavia, va ricordato che l’efficacia dipende dalla quantità assunta, dalla durata dell’attività e dal livello di allenamento.

L’aspetto che spesso crea confusione riguarda il loro impatto sulla salute. Le maltodestrine, di per sé, non rappresentano un ingrediente problematico, ma come qualsiasi carboidrato possono contribuire all’eccesso calorico se consumate senza necessità o in prodotti altamente trasformati. La loro presenza nei cibi non va interpretata come indice di scarsa qualità, quanto come una scelta tecnologica: il punto è comprendere il contesto.
In un preparato per sportivi, il loro ruolo è chiaro. In un alimento confezionato d’uso quotidiano, invece, la loro presenza può indicare un maggiore livello di elaborazione industriale. Non significa che siano “dannose”, ma è utile imparare a leggere le etichette per capire quando si tratta di un ingrediente funzionale e quando invece costituisce un elemento accessorio di un prodotto che potremmo per scelta preferire meno frequentemente.

È interessante osservare come le maltodestrine vengano utilizzate anche in ambito gastronomico professionale. Alcuni chef le impiegano per ottenere consistenze particolari o per creare preparazioni in polvere, trasformando ingredienti liquidi o grassi in forme più originali. È il caso di polveri aromatiche, oli resi solidi o miscele che devono mantenere stabilità durante l’impiattamento. Questo uso creativo dimostra ancora una volta che le maltodestrine non sono un ingrediente “misterioso”, ma uno strumento che, se utilizzato consapevolmente, amplia le possibilità tecniche della cucina.

Dal punto di vista chimico, l’indice glicemico delle maltodestrine è elevato, elemento che le rende molto energetiche ma che richiede attenzione in alcune condizioni, come per persone con diabete o con un controllo glicemico delicato. Non è un ingrediente da demonizzare, ma un carboidrato rapido che va inserito nel contesto adeguato, mantenendo equilibrio e buon senso.

Comprendere cosa sono le maltodestrine significa, in fondo, osservarle per ciò che sono davvero: un ingrediente neutro, versatile, utile in molti settori dell’alimentazione, che può essere prezioso quando se ne comprende la funzione e superfluo quando è inserito in prodotti dove la sua presenza risponde più alla tecnologia produttiva che alle esigenze nutrizionali.
La chiave è sempre la stessa: conoscere per scegliere.