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Furto al Santuario di San Luca: la Squadra Mobile individua un sospettato

07/04/2026

Furto al Santuario di San Luca: la Squadra Mobile individua un sospettato
Foto da: https://questure.poliziadistato.it/it/Bologna/articolo/336169d0e041257ca185554081

Un lavoro investigativo meticoloso, fatto di immagini, incroci e verifiche sul territorio, ha consentito alla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Bologna di individuare il presunto autore del furto avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 febbraio presso il Santuario della Madonna di San Luca. Un episodio che aveva colpito profondamente la comunità cittadina, non solo per il valore materiale dei beni sottratti, ma per il significato simbolico del luogo.

Un’indagine costruita fotogramma dopo fotogramma

Il punto di partenza è stato l’esame sistematico dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area circostante il santuario. Le immagini hanno restituito un primo elemento utile: la presenza di un’autovettura sospetta, verosimilmente utilizzata da chi aveva agito in solitaria. Da lì, l’attività investigativa ha assunto i contorni di un vero e proprio mosaico, ricomposto grazie ai numerosi impianti di sorveglianza disseminati in città.

Attraverso un paziente lavoro di “collage”, gli agenti hanno seguito gli spostamenti del veicolo lungo diverse direttrici urbane, riuscendo a delinearne con precisione il tragitto nella giornata del 17 febbraio. Un’operazione che richiede esperienza, capacità di lettura dei dettagli e una conoscenza approfondita del territorio, elementi che emergono con chiarezza nella ricostruzione fornita dagli investigatori.

Dal furto dell’auto alla fuga oltreconfine

Ulteriori accertamenti hanno permesso di stabilire che l’autovettura era stata rubata poche ore prima, nel pomeriggio, approfittando di un momento di distrazione del proprietario che l’aveva lasciata incustodita per una breve commissione. Un dettaglio che ha contribuito a delineare la dinamica complessiva dell’azione.

L’analisi incrociata delle immagini e degli elementi raccolti ha condotto all’identificazione di un sospettato: un cittadino albanese classe 1982, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. Le verifiche successive hanno aggiunto un ulteriore tassello, documentando come l’uomo si fosse allontanato dall’Italia già il giorno successivo al furto, venendo rintracciato in Slovenia. Un passaggio che suggerisce un rapido tentativo di rientro nel Paese d’origine.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica ha delegato la Squadra Mobile alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, sia per il furto al santuario sia per quello dell’autovettura utilizzata. Il procedimento si trova nella fase prevista dalla legge per la formalizzazione delle accuse, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza che accompagna ogni persona sottoposta a indagine.

Resta il valore di un’indagine che, attraverso strumenti tecnologici e lavoro sul campo, ha permesso di ricostruire con precisione una sequenza complessa, restituendo un quadro coerente di quanto accaduto in una delle aree più simboliche della città.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to