Finanziaria 2026: pensioni ritoccate, APE sociale prorogata e nuove regole su TFR e fondi
24/01/2026
La legge di bilancio 2026 interviene sul capitolo previdenziale con ritocchi mirati, senza riscrivere l’impianto generale. Il segnale più visibile arriva sugli importi più bassi, insieme a un intervento tecnico sul meccanismo di adeguamento dei requisiti legati alla speranza di vita, che per un anno viene modulato. Accanto alla previdenza “tradizionale” si apre poi una fase nuova per la complementare: tra destinazione del TFR e adesione automatica dei neoassunti, il sistema viene spinto verso forme di accumulo più strutturate. Nello stesso provvedimento trovano spazio numerose misure assistenziali e per la famiglia, con un pacchetto che tocca lavoro femminile, sostegni economici e conciliazione.
Previdenza: aumenti, requisiti 2027 e incentivi a restare al lavoro
Dal 1° gennaio 2026 aumentano di 20 euro gli assegni sociali e le pensioni minime, con un adeguamento parallelo del limite reddituale massimo per ottenere il trattamento, che viene incrementato di 260 euro annui. È una correzione contenuta, ma indirizzata a platee che risentono in modo immediato di ogni variazione del costo della vita, perché su quei livelli di reddito il margine di manovra familiare è ridotto e la spesa “fissa” pesa in proporzione molto di più.
Sul fronte dei requisiti, la finanziaria interviene sul meccanismo collegato all’aspettativa di vita: per il solo 2027 l’incremento viene ridefinito in un mese, con ritorno al regime pieno nel 2028. Questo significa che nel 2027 l’età per la pensione di vecchiaia passa da 67 anni a 67 anni e 1 mese; per la pensione anticipata ordinaria, il requisito contributivo sale a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e a 41 anni e 11 mesi per le donne. La norma, però, prevede eccezioni: alcune categorie – lavoratori in attività gravose, addetti a lavori usuranti e notturni, lavoratori precoci – non subiscono l’incremento, a condizione che al momento del pensionamento non stiano già beneficiando dell’APE sociale, e con ulteriori requisiti specifici che delimitano l’accesso.
Viene inoltre prorogato l’incentivo per chi, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento, decide di restare al lavoro: la rinuncia all’accredito contributivo ordinario, su domanda all’INPS, viene compensata con un importo in busta paga. Un elemento operativo da tenere presente è la scadenza: i requisiti devono risultare maturati entro il 31 dicembre 2026; gli importi erogati in questo schema non concorrono a formare imponibile fiscale e contributivo.
La manovra programma anche riduzioni di spesa per pensioni anticipate in specifiche platee, con tagli progressivi su più anni per i lavoratori precoci e, dal 2033, una diminuzione annua anche per le pensioni degli addetti a lavorazioni faticose e pesanti. Si tratta di scelte che proiettano effetti nel medio-lungo periodo, più che di misure percepibili nell’immediato dal singolo cittadino, ma che raccontano la direzione della politica di contenimento della spesa.
APE sociale confermata e svolta sulla previdenza complementare
L’APE sociale viene prorogata fino al 31 dicembre 2026: resta un’indennità ponte, riconosciuta fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici, con importo pari al trattamento calcolato al momento dell’accesso e comunque entro un massimo di 1.500 euro mensili.
Per il 2026 l’accesso è legato a un’età minima di 63 anni e 5 mesi e a condizioni precise: disoccupazione involontaria con almeno 30 anni di contributi; assistenza, da almeno sei mesi, a coniuge o parente convivente con disabilità grave (con alcune estensioni ai parenti/affini di secondo grado in casi determinati); riduzione della capacità lavorativa almeno del 74% con 30 anni di anzianità; attività gravose con 36 anni di contributi, ridotti a 32 per alcune categorie (operai edili, ceramisti, conduttori di impianti per formatura ceramica). Per le lavoratrici è prevista una riduzione dell’anzianità contributiva di 12 mesi per figlio, fino a due anni. Sul cumulabilità, resta il divieto di sommare l’APE a redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’eccezione del lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui.
Sul versante della previdenza complementare arriva la novità più strutturale: dal 1° luglio 2026, per i neoassunti scatta l’adesione automatica a una forma pensionistica complementare secondo contratti e accordi collettivi; il lavoratore ha 60 giorni per rinunciare o per scegliere un fondo diverso. In parallelo cambiano anche le regole sul TFR: dal 1° gennaio 2026 i datori di lavoro con oltre 50 dipendenti devono versarlo al Fondo INPS, con un regime transitorio per 2026-2027 e ulteriori regole che diventano pienamente operative dal 1° gennaio 2032. È un passaggio che, per le imprese e per i lavoratori, avrà ricadute pratiche su informazione, scelte individuali e gestione amministrativa.
Assistenza e famiglia: bonus mamme, inclusione e congedi più flessibili
Tra le misure sociali, la tutela delle lavoratrici madri viene confermata e rimodulata: la decontribuzione parziale prevista dalla legge di bilancio 2025 viene spostata al 2027, mentre per il 2026 è previsto un contributo di 60 euro per ogni mese di occupazione, destinato a lavoratrici con due o più figli entro soglie anagrafiche specifiche del figlio più piccolo e con reddito annuo entro 40.000 euro; il pagamento avviene in unica soluzione a dicembre 2026, su domanda, senza effetti su fiscalità, contributi e ISEE. Rimane poi, per alcune dipendenti a tempo indeterminato con tre o più figli, l’esonero contributivo INPS fino a 3.000 euro annui, con applicazione estesa a più tipologie contrattuali e la consueta esclusione del lavoro domestico.
La carta “Dedicata a te” viene rifinanziata: il fondo aumenta di 500 milioni per 2026 e 2027 a sostegno dell’acquisto di beni essenziali. Sull’Assegno di inclusione, che ha sostituito il reddito di cittadinanza, cambia un passaggio che pesa nella continuità del sostegno: il rinnovo non prevede più la sospensione di un mese; in caso di rinnovo l’erogazione avviene al 50% dell’importo mensile precedente.
I congedi parentali vengono resi più fruibili: il limite d’età del figlio passa da 12 a 14 anni; in caso di malattia del figlio aumentano i giorni di permesso e si amplia la finestra anagrafica di riferimento. Cresce anche la dotazione del fondo per il sostegno economico alle donne vittime di violenza, con incrementi distribuiti tra 2026, 2027 e anni successivi. Sul versante conciliazione, viene prevista la possibilità di prolungare contratti a termine stipulati per sostituzione di lavoratrici in maternità fino al primo anno di età del bambino, e nelle piccole imprese resta lo sgravio contributivo del 50% per chi assume in sostituzione.
Chiude il pacchetto un Fondo da 60 milioni annui, dal 2026, per attività socio-educative a favore dei minori, con l’obiettivo di rafforzare centri estivi e servizi territoriali attraverso progetti comunali in raccordo tra pubblico e privati.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to