CBAM, nuove regole per le imprese: cosa cambia dal 2026 tra costi, sostenibilità e competitività
30/03/2026
Il Carbon Border Adjustment Mechanism, noto con l’acronimo CBAM, è entrato nella sua fase operativa più rilevante, segnando un passaggio decisivo nelle politiche europee legate al clima e al commercio internazionale. Si tratta di uno strumento che introduce un prezzo sulle emissioni di CO₂ incorporate nei beni importati da Paesi extra UE, con l’obiettivo di allineare i costi ambientali tra produttori europei e concorrenti esteri.
Il meccanismo, parte integrante del Green Deal europeo, nasce per contrastare il cosiddetto carbon leakage, ovvero il rischio che le imprese spostino la produzione verso Paesi con normative ambientali meno stringenti, aggirando i costi legati alla transizione ecologica.
Dal periodo transitorio al regime definitivo
Dopo una fase iniziale, avviata nell’ottobre 2023 e conclusa a fine 2025, caratterizzata principalmente da obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni, il CBAM è entrato nel suo regime definitivo dal 1° gennaio 2026.
La differenza rispetto al passato è sostanziale. Le imprese importatrici non devono più limitarsi a dichiarare le emissioni legate ai prodotti, ma sono ora chiamate ad acquistare certificati CBAM proporzionati alla CO₂ incorporata nelle merci importate. Il prezzo di questi certificati è collegato al sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), rendendo il costo ambientale una componente concreta della strategia aziendale.
Per poter operare, inoltre, gli importatori devono ottenere lo status di dichiarante autorizzato, requisito obbligatorio per continuare a introdurre nell’Unione Europea beni soggetti al meccanismo.
Settori coinvolti e impatti sulle filiere produttive
Il CBAM riguarda inizialmente comparti industriali ad alta intensità energetica e di emissioni, tra cui cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno.
Si tratta di settori chiave per molte filiere europee, e questo rende il meccanismo particolarmente rilevante per un ampio numero di imprese, anche indirettamente coinvolte. Le aziende importatrici devono ora rivedere le proprie catene di approvvigionamento, valutando non solo i costi economici, ma anche quelli ambientali associati ai fornitori extra UE.
Dal punto di vista operativo, il sistema richiede una maggiore capacità di raccolta e gestione dei dati, oltre a un dialogo più strutturato con i partner internazionali, chiamati a fornire informazioni dettagliate sulle emissioni lungo il ciclo produttivo.
Obblighi, esenzioni e nuovi equilibri competitivi
Il regolamento prevede anche alcune soglie di esenzione, come quella “de minimis”, che esclude dagli obblighi CBAM gli importatori che non superano le 50 tonnellate annue di merci interessate, salvo specifiche eccezioni.
Al di sopra di questa soglia, tuttavia, le imprese devono adeguarsi a un sistema che incide direttamente sui costi e sulla pianificazione finanziaria. L’introduzione dei certificati CBAM rende infatti più prevedibile, ma anche più stringente, il quadro normativo legato alle emissioni.
In prospettiva, il meccanismo è destinato a modificare gli equilibri competitivi globali. Le aziende europee, già soggette a vincoli ambientali più severi, trovano una maggiore tutela rispetto alla concorrenza internazionale, mentre i produttori extra UE sono incentivati ad adottare tecnologie meno impattanti per mantenere l’accesso al mercato europeo.
Una leva per la transizione ecologica globale
Il CBAM non si limita a essere uno strumento fiscale o doganale. Rappresenta, piuttosto, una leva strategica con cui l’Unione Europea cerca di estendere i propri standard ambientali oltre i confini interni, influenzando le dinamiche produttive a livello globale.
Per le imprese, questo significa affrontare una trasformazione che non riguarda solo la compliance normativa, ma anche il posizionamento competitivo, la gestione dei fornitori e l’innovazione dei processi produttivi. In questo scenario, comprendere per tempo il funzionamento del CBAM diventa un passaggio necessario per evitare rischi operativi e cogliere le opportunità legate alla transizione verso modelli più sostenibili.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.