Bologna, tredici denunciati dopo le tensioni all’Università per un evento sul referendum
23/03/2026
All’Università di Bologna una vicenda nata attorno a un incontro pubblico sui temi della prossima consultazione referendaria si è trasformata in un caso giudiziario che coinvolge tredici persone. La Polizia di Stato di Bologna, attraverso il personale della Digos, ha denunciato in stato di libertà tredici soggetti, indagati a vario titolo per violenza privata, percosse e lesioni, in relazione ai fatti avvenuti nella serata di sabato 11 marzo 2026 all’interno del plesso Belmeloro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’episodio si inserisce nel contesto delle contestazioni sorte attorno a un evento promosso da Azione Universitaria, organizzato per discutere questioni legate al referendum con la partecipazione di alcuni docenti universitari.
La contestazione nel pomeriggio e la rinuncia all’evento
Già dal pomeriggio, attorno alle 15:30, la Digos avrebbe appreso dell’organizzazione di una contro-iniziativa riconducibile al Collettivo Universitario Autonomo, ritenuta finalizzata a impedire il regolare svolgimento dell’appuntamento.
Gli accertamenti svolti nella zona universitaria avrebbero documentato la presenza di numerosi attivisti del collettivo, impegnati a manifestare con slogan lanciati al megafono e diffusi anche tramite una cassa acustica. Ai presenti sarebbe stato comunicato che l’iniziativa sul referendum non si sarebbe dovuta tenere, perché promossa da un gruppo studentesco definito dai contestatori come “fascista”.
In quel clima, segnato da forte tensione e da una situazione ritenuta incompatibile con uno svolgimento ordinato dell’incontro, Azione Universitaria avrebbe scelto di rinunciare all’evento. A incidere sulla decisione, secondo quanto emerge dalla ricostruzione, sarebbe stato anche un difetto nelle comunicazioni relative all’iniziativa nei confronti della governance dell’Ateneo.
Gli scontri serali e l’intervento investigativo della Digos
La situazione, tuttavia, non si sarebbe chiusa con la cancellazione dell’appuntamento. Attorno alle 19:00, alcuni studenti rimasti all’interno della facoltà con l’intenzione di assistere ugualmente al confronto avrebbero riferito, in sede di querela, di essere stati allontanati con modi bruschi e accompagnati all’esterno tra urla e cori ostili.
Uno degli episodi più gravi riguarda uno studente che, stando a quanto denunciato, sarebbe stato spinto, colpito e costretto a lasciare l’Università con la forza. Lo stesso giovane sarebbe stato raggiunto anche da un pugno al volto, riportando lesioni giudicate guaribili in quindici giorni dai sanitari del pronto soccorso.
Proprio su questi fatti si è concentrata l’attività investigativa della Digos, che ha portato all’identificazione e al deferimento di tredici persone.
Le accuse e la posizione degli indagati
Le accuse, allo stato attuale, riguardano i reati di violenza privata, percosse e lesioni. La posizione dei tredici denunciati è ora al vaglio dell’Autorità giudiziaria, che dovrà valutare responsabilità individuali e ruolo di ciascuno nei diversi momenti della vicenda.
Viene inoltre precisato che gli indagati risultano, per la gran parte, appartenenti al Collettivo Universitario Autonomo, mentre l’uomo indicato come autore materiale delle lesioni sarebbe conosciuto per una passata militanza in gruppi dell’area della sinistra extraparlamentare.
Resta un punto essenziale, sul piano giuridico e dell’informazione corretta: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
Il tema del confine tra protesta e reato
La vicenda riapre, dentro e fuori l’ambiente universitario, il tema del confine tra protesta politica e compressione della libertà altrui. Nelle università il confronto anche duro appartiene alla storia del dibattito pubblico, ma quando la contrapposizione sfocia, secondo l’ipotesi accusatoria, nell’intimidazione fisica o nell’impedimento forzato di un’iniziativa, la questione smette di essere soltanto politica e diventa materia per l’autorità giudiziaria.
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