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Tar Emilia-Romagna su Bologna Città 30: annullati gli atti per vizi procedurali, ma il Comune può riprovarci

22/01/2026

Tar Emilia-Romagna su Bologna Città 30: annullati gli atti per vizi procedurali, ma il Comune può riprovarci
Foto del sito del Comune di Bologna

La sentenza del Tribunale Amministrativo dell’Emilia-Romagna depositata ieri interviene su Bologna Città 30 con un taglio che, letto con attenzione, separa due piani spesso confusi nel dibattito pubblico: la legittimità formale degli atti e l’opportunità della scelta politica. Il Tar lo scrive in modo esplicito, chiarendo che la pronuncia non riguarda la “bontà” della decisione di limitare a 30 km/h la velocità massima in ambito urbano, perché quel giudizio appartiene al merito dell’azione amministrativa e non alla cognizione di legittimità demandata al giudice amministrativo. In altre parole: il tribunale non entra nella valutazione se la Città 30 sia una misura utile o dannosa, ma nel modo in cui è stata costruita dal punto di vista procedurale.

Questo passaggio è accompagnato da un secondo elemento, altrettanto rilevante: viene riconosciuto il potere del Comune di riesercitare la propria funzione pianificatoria e di disciplinare i limiti di velocità in deroga ai parametri generali del Codice della strada, a condizione di rinnovare il procedimento secondo la “norma agendi” indicata dalla sentenza e nel rispetto del quadro normativo. La porta, quindi, resta aperta: il Comune può riemettere gli atti, ma deve farlo seguendo un tracciato documentale più aderente a quello richiesto.

La decisione del Tar: cosa è stato annullato e cosa resta in piedi

La sentenza arriva dopo il rinvio del Consiglio di Stato e torna su un ricorso proposto da un tassista: un dettaglio non marginale, visto che nel 2024, sullo stesso ricorso, era stata dichiarata l’inammissibilità per carenza di interesse e legittimazione ad agire. Questa volta, invece, il Tar entra nel merito della legittimità degli atti impugnati.

Il tribunale, pur ribadendo la legittimità dell’ente locale nell’adottare provvedimenti limitativi della circolazione per attuare le proprie scelte di pianificazione del traffico, annulla gli atti istitutivi della Città 30 nella loro versione oggetto di giudizio: in particolare il Piano Particolareggiato del Traffico Urbano (PPTU) “Bologna Città 30” e le ordinanze che hanno istituito le zone in cui il limite è stato abbassato a 30 km/h.

La formula scelta dal Tar è significativa: l’annullamento avviene “fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare”. Tradotto: non viene impedito al Comune di riprovare, anzi viene esplicitamente riconosciuta la possibilità di farlo.

Il nodo non è il limite, ma la carta: la richiesta di documentazione “strada per strada”

Il punto del contendere, per come emerge dalla ricostruzione, ruota attorno alla modalità di redazione degli atti. Il Comune aveva impostato l’istituzione della misura su un’istruttoria ampia, coerente con il contesto urbanistico e supportata da analisi, individuando per ogni strada almeno una delle condizioni previste per giustificare la deroga rispetto ai 50 km/h. Il Tar, però, non ha ritenuto questa impostazione conforme alla linea proposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che richiede una produzione documentale molto più puntuale, schematica e ripetitiva, strada per strada.

A rendere il quadro ancora più rigido pesa la direttiva del 1 febbraio 2024 del ministro Salvini, citata come ulteriore irrigidimento burocratico per l’istituzione di zone a 30 km/h. È qui che si innesta la strategia dell’amministrazione: anticipando il rischio di una lettura restrittiva, Bologna aveva già avviato la predisposizione di schede dettagliate per ogni strada, con i criteri richiesti dalla direttiva. Un lavoro che non cambia l’obiettivo politico dichiarato, ma sposta energie su un adempimento amministrativo che, di fatto, moltiplica la mole di carte necessarie per arrivare allo stesso risultato.

Cosa succede adesso: tra “zone trenta” già attive e nuovi atti in arrivo

Nel breve periodo, l’effetto pratico non coincide con un ritorno generalizzato ai 50 km/h. In attesa dei nuovi atti, le zone 30 già esistenti al 31 dicembre 2023 restano attive — a partire dal centro storico — perché non coinvolte dalla sentenza. L’elenco delle zone richiamate comprende, tra le altre, Centro Storico, Cirenaica, Pilastro, Stadio, San Ruffillo, Beverara, Roveri, Savio, Malvasia, Barca e molte altre aree. Questo significa che la mappa della Città 30 non viene azzerata, ma entra in una fase di riassetto procedurale: una parte rimane vigente, un’altra deve essere ricostruita con atti nuovi.

Sul fronte delle scelte, il Comune dichiara di valutare la non impugnazione della sentenza, per evitare tempi lunghi e incertezza legata a un giudizio di appello. L’opzione indicata come più rapida è la riemissione degli atti, recependo le indicazioni del Tar. Nelle prossime settimane dovrebbero essere ultimate e vagliate le schede di dettaglio; al termine, l’amministrazione prevede di adottare i nuovi provvedimenti istitutivi.

In parallelo, viene annunciato l’avvio della “Fase 2” per il biennio 2026-27: interventi di riqualificazione su intere zone e direttrici, azioni puntuali su attraversamenti e intersezioni, interventi diffusi di moderazione del traffico (con almeno 100 punti nel 2026), oltre all’installazione di dissuasori digitali luminosi. Le risorse già stanziate nel Programma triennale dei lavori pubblici 2025-2027 vengono quantificate in circa 16 milioni di euro, tra fondi comunali ed europei, includendo anche misure per ciclabilità e spazio pubblico.

Resta, infine, la scelta comunicativa con cui il Comune prova a tenere insieme il dato giuridico e quello politico: la sentenza, nella lettura dell’amministrazione, obbliga a riscrivere gli atti, non a rinunciare alla Città 30. È una partita che, adesso, si gioca sul terreno dove spesso le politiche urbane si inceppano: meno sulle intenzioni, molto di più sul modo in cui vengono trasformate in provvedimenti resistenti, inattaccabili, persino noiosi. Proprio per questo, però, destinati a durare.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to