ART CITY Bologna 2026: l’arte contemporanea entra nei luoghi dell’Alma Mater
27/01/2026
Dal 5 all’8 febbraio Bologna torna a concentrarsi, con una naturalezza ormai riconoscibile, attorno alle pratiche dell’arte contemporanea. ART CITY Bologna arriva alla quattordicesima edizione e riafferma la propria vocazione: trasformare la città in un dispositivo culturale diffuso, capace di far dialogare istituzioni, spazi indipendenti, gallerie e luoghi della produzione con un pubblico che, per quattro giorni, attraversa mostre, performance, talk e installazioni come si attraversa un quartiere vivo.
La firma distintiva del 2026 è lo Special Program “Il corpo della lingua”, nato grazie a una collaborazione con l’Università di Bologna. Il titolo, già da sé, suggerisce un cambio di prospettiva: la conoscenza come esperienza incarnata, la formazione come gesto sensibile, la lingua come materia che vibra nello spazio e nelle relazioni.
“Il corpo della lingua”: formazione, spazio, presenza
Curato da Caterina Molteni, lo Special Program invita artiste e artisti italiani e internazionali – giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato – a intervenire in ambienti solitamente estranei alla fruizione espositiva. È una scelta che sposta l’attenzione dal “contenitore” tradizionale al contesto: luoghi poco conosciuti dal grande pubblico diventano superfici di ascolto e di attraversamento, in cui l’arte misura il proprio linguaggio contro la storia e la quotidianità di un’istituzione che, da secoli, costruisce sapere.
Il Rettore Giovanni Molari lega questa apertura alla natura stessa dell’Alma Mater: vivere l’Università significa vivere i suoi spazi e, di riflesso, vivere la città. Ospitare il programma speciale, spiega, permette di animare con nuove prospettive non soltanto alcuni luoghi simbolici, ma anche aree insolite e meno note, restituendo al pubblico un’idea di patrimonio non musealizzato, bensì abitato.
Visite guidate e aperture straordinarie: cosa si può vedere
Sabato 7 febbraio l’Università di Bologna propone una serie di visite guidate gratuite, su iscrizione online, agli spazi coinvolti nello Special Program: Biblioteca Universitaria di Bologna, Collezione di Zoologia, Fondazione Federico Zeri, Palazzo Hercolani, Plesso di Ingegneria e Distretto Navile. È un’occasione concreta per entrare in luoghi che, per abitudine o distanza, restano ai margini dell’immaginario turistico della città, pur essendo nodi fondamentali della sua identità culturale.
A questi appuntamenti si aggiunge l’apertura straordinaria del Museo di Palazzo Poggi (via Zamboni 33), con ingresso gratuito: giovedì 5, venerdì 6 e domenica 8 febbraio dalle 10 alle 19; sabato 7 febbraio, in corrispondenza di ART CITY White Night, dalle 10 alle 23. Una scelta che amplia la possibilità di visita anche a chi arriva in città per poche ore o desidera incastrare i percorsi tra una mostra e l’altra senza rincorrere orari impossibili.
Un’identità visiva che guarda ai glossatori medievali
Il legame con l’Alma Mater si riflette anche nella nuova identità visiva di ART CITY Bologna 2026, ideata da Al mare. Studio. L’immaginario di riferimento è quello dei glossatori medievali: segni, annotazioni, rimandi, evidenziature e “scarabocchi” che trasformano la parola in forma. Il risultato è un linguaggio grafico contemporaneo che nasce da gesti semplici – biro, carta, appunti – e li porta a sistema, come se la scrittura tornasse a essere, prima di tutto, un atto fisico.
Il Direttore Artistico Lorenzo Balbi colloca la scelta dentro un progetto più ampio: mettere al centro la trasmissione del sapere e far dialogare l’arte contemporanea con l’Università significa restituire l’idea di una conoscenza sensibile e in continua trasformazione, riaffermando ART CITY come pratica di divulgazione culturale e di valorizzazione del territorio.
Promossa dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere, diretta per il nono anno consecutivo da Balbi, con Gruppo Hera come Main Sponsor, ART CITY si muove in parallelo con Arte Fiera (6–8 febbraio), alla sua quarantanovesima edizione e alla prima sotto la direzione artistica di Davide Ferri, intitolata “Cosa sarà”. Due appuntamenti che, intrecciandosi, raccontano Bologna come laboratorio culturale aperto, dove storia, comunità e ricerca artistica si incontrano senza bisogno di alzare la voce.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to