Province, Gandolfi (UPI): “Il voto sul Friuli-Venezia Giulia riapre il dossier nazionale dopo dieci anni di caos istituzionale”
22/01/2026
Il via libera del Senato alla legge costituzionale che modifica lo statuto del Friuli-Venezia Giulia, ripristinando le Province nella Regione e riportando l’elezione diretta degli organi, viene letto come un passaggio politico che va oltre i confini territoriali. Per Pasquale Gandolfi, presidente dell’UPI e della Provincia di Bergamo, quel voto arriva dopo “oltre dieci anni di caos istituzionale” e assume un valore di segnale: la dimostrazione, sostiene, che l’assetto introdotto nel 2014 ha lasciato sul campo più problemi che soluzioni, indebolendo un livello di governo che nel frattempo ha continuato a reggere funzioni essenziali.
Nella lettura dell’UPI, la questione non è soltanto “se” le Province debbano esistere, ma “come” debbano funzionare: con quali competenze, con quali risorse, e con quale forma di governance. Gandolfi chiede che Governo e Parlamento riprendano il confronto su una revisione ordinamentale complessiva, capace di superare ambiguità e sovrapposizioni che negli anni hanno reso meno lineare il rapporto tra Comuni, Province, Regioni e Stato.
Il voto sul Friuli-Venezia Giulia come precedente politico
Secondo Gandolfi, il ripristino delle Province in Friuli-Venezia Giulia non è solo una scelta regionale, ma un precedente che potrebbe rimettere in moto il dibattito nazionale. Il riferimento è a un nodo rimasto aperto: la riforma del 2014 ha ridefinito il ruolo delle Province senza sciogliere definitivamente la questione di fondo, lasciandole spesso in una posizione intermedia tra responsabilità operative e strumenti insufficienti per esercitarle.
Per l’UPI, la traiettoria dovrebbe essere opposta: chiarire in modo netto le funzioni di “area vasta”, rendere coerente il sistema delle autonomie e ridare stabilità istituzionale. L’argomento, in questa impostazione, non è ideologico ma pragmatico: quando il livello di governo incaricato di coordinare servizi e infrastrutture resta strutturalmente fragile, i costi ricadono su cittadini e imprese sotto forma di tempi più lunghi, procedure meno prevedibili, minore capacità di programmazione.
Funzioni, risorse e governance: cosa chiede l’UPI
Il cuore della richiesta è un pacchetto di certezze: competenze definite, finanziamenti adeguati e un modello di governo legittimato. Gandolfi insiste sul fatto che le Province, in questi anni, hanno comunque assunto un ruolo concreto: dall’attuazione di investimenti strategici alla garanzia di servizi, fino al supporto ai Comuni, soprattutto quelli più piccoli che faticano a reggere da soli complessità tecniche e amministrative.
In questo quadro, la riforma diventa, nelle parole del presidente UPI, un “percorso obbligatorio” se l’obiettivo è costruire un sistema moderno e stabile di autonomie locali, capace di adattarsi ai diversi contesti territoriali senza produrre nuove zone grigie. La richiesta finale è politica: ripartire dal voto sul Friuli-Venezia Giulia come occasione per un intervento nazionale “coraggioso”, che dia risposte uniformi e non episodiche.
Il richiamo del Quirinale e l’idea di un’amministrazione più semplice
Gandolfi richiama anche quanto evidenziato dal Presidente della Repubblica in occasione dell’ultima Assemblea UPI: la necessità di una riforma delle Province come elemento utile al Paese e coerente con il dettato costituzionale. Il punto, per l’UPI, è restituire “protagonismo” alle Province per garantire servizi efficienti e una pubblica amministrazione più affidabile, anche in chiave di semplificazione.
La linea è chiara: se la politica intende davvero ridurre frammentazione e incertezza, deve decidere dove collocare funzioni e responsabilità, evitando che restino in un limbo amministrativo. Ed è su questa coerenza di sistema che Gandolfi chiede un nuovo ciclo di confronto parlamentare.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to