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Giorno della Memoria, il discorso della sindaca Elena Carnevali: “La Memoria non serve a sentirci migliori, ma a renderci più consapevoli”

28/01/2026

Giorno della Memoria, il discorso della sindaca Elena Carnevali: “La Memoria non serve a sentirci migliori, ma a renderci più consapevoli”

Nel Giorno della Memoria 2026, la sindaca Elena Carnevali ha pronunciato un discorso intenso e articolato, rivolto alle autorità, alle associazioni, ai cittadini e in modo particolare alle studentesse, agli studenti e ai loro insegnanti. Un intervento che ha evitato ogni retorica celebrativa, per concentrarsi sul significato profondo della Memoria come responsabilità civile, etica e politica, capace di interrogare il presente e orientare il futuro.

La sindaca ha ricordato come il 27 gennaio non sia una semplice ricorrenza storica, ma un momento di consapevolezza collettiva. La liberazione del campo di Auschwitz nel 1945 segnò la fine di un luogo, ma non la fine dei meccanismi culturali, politici e sociali che resero possibile l’orrore della Shoah. Proprio per questo, la Memoria non può limitarsi allo sguardo sul passato, ma deve diventare una domanda aperta rivolta all’oggi.

La Shoah e i meccanismi dell’annientamento

Nel suo intervento, Carnevali ha reso omaggio alle vittime dello sterminio nazifascista: ebrei, ma anche appartenenti ai popoli rom e sinti, persone con disabilità, omosessuali, dissidenti politici, internati militari, testimoni di Geova. Un sistema di sterminio che non fu frutto di un’improvvisa follia, ma l’esito di un processo graduale di disumanizzazione, reso possibile dall’obbedienza passiva, dalla propaganda e dalla normalizzazione dell’ingiustizia.

Richiamando il pensiero di Milena Santerini, vicepresidente del Memoriale della Shoah di Milano, la sindaca ha sottolineato come l’abitudine a eseguire ordini senza interrogarsi sulla loro legittimità morale abbia trascinato anche persone comuni dentro una spirale di violenza e sopraffazione. Un processo che trasformò l’altro in un bersaglio, fino a renderne accettabile l’annientamento.

Le responsabilità italiane e il monito delle leggi razziali

Carnevali ha ricordato con chiarezza anche le responsabilità italiane, citando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito Auschwitz il punto di approdo di un’ideologia barbara e disumana, resa possibile anche dalle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938. Quelle norme, precedute dal Manifesto della razza, offrirono una legittimazione pseudoscientifica alla persecuzione, privando migliaia di persone dei diritti civili e aprendo la strada alla deportazione.

Non furono solo i regimi a rendere possibile tutto questo, ha ricordato la sindaca, ma anche il silenzio, l’adattamento e la complicità di parti della società e delle istituzioni. Una lezione che impone di vigilare oggi, in un tempo in cui parole cariche di odio tornano a circolare con inquietante facilità e il linguaggio stesso rischia di diventare strumento di discriminazione.

Testimonianza, responsabilità e passaggio di memoria

Un passaggio centrale del discorso ha riguardato il valore della testimonianza. Carnevali ha ricordato le figure di Nedo Fiano e Gianfranco Maris, due testimoni che, da percorsi diversi – la persecuzione razziale e quella politica – hanno trasformato il dolore in impegno pubblico. Un’eredità raccolta oggi dalle voci dei figli, Emanuele Fiano e Floriana Maris, a dimostrazione che la Memoria vive solo se attraversa le generazioni.

Con il progressivo venir meno dei testimoni diretti, la responsabilità cambia forma: da esperienza vissuta diventa patrimonio collettivo. È una consegna affidata a ciascuno, chiamato a riconoscere, difendere e proteggere i valori fondamentali della dignità umana, della libertà e della giustizia.

Pace, conflitti e attualità della Memoria

Nel contesto internazionale attuale, segnato da guerre e conflitti che colpiscono soprattutto le popolazioni civili, la sindaca ha ribadito l’attualità della lezione della Shoah. Ha richiamato ancora le parole di Mattarella sul valore della pace e sull’inaccettabilità di chi la rifiuta perché si sente più forte, collegando il passato alle crisi contemporanee, dall’Ucraina al Medio Oriente.

Carnevali ha chiarito che ricordare Auschwitz oggi non significa sovrapporre tutto o confondere le responsabilità. La Shoah resta un unicum storico, il punto estremo di un progetto di annientamento totale fondato sull’odio razziale e sulla “cosizzazione” dell’essere umano, come ha scritto Luigi Manconi. Proprio per questo, custodirne l’unicità è inseparabile dalla condanna di ogni forma di antisemitismo e dalla difesa dell’inviolabilità della vita umana.

“Mai più” come scelta quotidiana

Nel finale del suo discorso, la sindaca ha richiamato le parole della senatrice Liliana Segre: “La memoria è l’unico vaccino contro l’indifferenza”. Un’indifferenza che rappresenta ancora oggi il terreno più fertile su cui possono crescere odio e violenza.

La Memoria, ha concluso Carnevali, non serve a sentirsi migliori, ma a diventare più consapevoli. Non è una formula consolatoria, ma una scelta quotidiana, individuale e collettiva. Affinché quel “mai più” non resti uno slogan, ma continui a interrogare l’agire delle persone e delle istituzioni, ogni giorno.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.