Giorno della Memoria 2026 a Bergamo: un 27 gennaio che chiede più di un rito
22/01/2026
Il 27 gennaio 1945, con la liberazione di Auschwitz, l’Europa ha visto riemergere in piena luce ciò che molti avevano intuito e troppi avevano scelto di non nominare: la macchina di sterminio nazista e il suo portato di disumanizzazione. In Italia, dal 2000, il Giorno della Memoria è diventato parte del calendario civile e, con la legge del 2001, ha assunto una cornice precisa: ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei italiani, la deportazione, ma anche chi si è opposto al progetto di annientamento rischiando la vita per salvarne altre.
Per il 2026, il Comune di Bergamo propone un programma che non si limita a “fare memoria” per inerzia, ma prova a rimettere in discussione le abitudini che col tempo possono svuotare i gesti collettivi. La direzione dichiarata è netta: trasformare la ricorrenza in riflessione comune, riconoscendo che il presente – attraversato da guerre, immagini di distruzione e una percezione diffusa di precarietà – rende meno tollerabile una memoria ridotta a formalità.
Cerimonie istituzionali: i luoghi della città come atlante della deportazione
Il 27 gennaio resta ancorato ai luoghi simbolo. Al Parco delle Rimembranze alla Rocca (ore 9.45) sono previste deposizioni di corone d’alloro alla lapide per gli ebrei bergamaschi deportati e un omaggio alla lapide dedicata alle ceneri dei deportati presso la chiesetta di Sant’Eufemia. Alle 11.00 in Stazione (binario 1) un momento commemorativo richiama la deportazione dei lavoratori del Nord Italia partiti anche da Bergamo: sono previsti interventi di ANED e il coinvolgimento di studenti dell’ITIS “Pietro Paleocapa”, con il supporto di Isrec e CGIL. A mezzogiorno, nel giardino di Palazzo Frizzoni, un raccoglimento è dedicato ai venti bambini ebrei uccisi a Neuengamme, con un atto di memoria curato da studentesse e studenti dell’Istituto Comprensivo “Eugenio Donadoni”.
Un programma culturale “disallineato”: studiare, ascoltare, lasciare traccia
La scelta più significativa è culturale e metodologica: sospendere, per quest’anno, la posa delle pietre d’inciampo per aprire invece un pomeriggio di studi (4 febbraio, Biblioteca Angelo Mai) che interroga il senso stesso di quel gesto, confrontandolo con esperienze di altre città e con la responsabilità di evitare che diventi un automatismo.
Attorno a questa idea di “risignificazione” si innesta anche l’installazione “Sulla pelle della memoria” nell’atrio di Casa della Libertà (CULT!), ispirata alle parole di Charlotte Delbo: uno specchio, sette voci di testimoni, e l’invito ai visitatori a lasciare una cartolina con una storia che ritengono debba entrare nella memoria della comunità, costruendo un mosaico di tracce contemporanee.
Il calendario include incontri, conferenze e presentazioni: dalla deportazione femminile a Ravensbrück (21 gennaio, UniBG) al racconto familiare della memoria attraverso Nedo Fiano e Gianfranco Maris (21 gennaio, CULT!), fino al lavoro sulle parole dei lager e sul lessico come oppressione e resistenza (22 gennaio, Spazio Viterbi). Non mancano teatro e cinema: storie di persecuzione, di corpi e identità colpite dal razzismo, di bambini costretti a comprendere ciò che gli adulti hanno permesso.
Il filo rosso è chiaro: Bergamo prova a tenere insieme passato e presente senza scorciatoie emotive, chiedendo alla memoria di restare un esercizio vivo, condiviso, capace di responsabilità.
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